Zohr: la punta di un iceberg chiamato ricerca

 

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(da Assomin Notizie n.5/2015)

 

Un vero e proprio successo dell’industria italiana quello registrato dall’Eni in Egitto con la scoperta, in agosto, del maxi giacimento Zohr, situato a 1.450 metri di profondità d’acqua, nel blocco Shorouk. Un potenziale di circa 850 miliardi di m3 di gas, e un’estensione di circa 100 chilometri quadrati. Il pozzo Zohr 1X è stato perforato a 4.131 metri di profondità complessiva, incontrando circa 630 metri di colonna di idrocarburi. La stima attuale di gas è stata dichiarata “conservativa” dall’AD Claudio Descalzi che, in audizione al Senato il 9 settembre, ha parlato di un possibile ulteriore upside del giacimento.

 

Un traguardo senza pari che nasce da una strategia esplorativa basata su dati, modelli geologici e informazioni provenienti dalle diverse parti del mondo in cui Eni opera ed elaborate con tecnologia di avanguardia nel centro di calcolo di Ferrara Erbognone e nei laboratori di Bolgiano a San Donato Milanese. Dietro questo successo di portata mondiale c’è infatti una squadra di persone – geologi, geofisici, ingegneri, matematici – che lavorano insieme per sviluppare nuovi temi esplorativi.

 

L’esplorazione in loco è la punta di un iceberg di attività complesse, che vanno dall’applicazione di modelli probabilistici alle simulazioni virtuali in 3D, con software e centri di calcolo d’avanguardia. Grazie a queste competenze specializzate si accelerano i tempi e si ottimizzano i risultati. L’esperienza e la tecnologia si fondono insieme, dando vita a scienze applicate che riescono a ricostruire perfettamente, da remoto, condizioni e caratteristiche delle aree da esplorare.