Petrolio e Gas in Italia: un’Opportunità per la Crescita
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19 Novembre, 2013

 

 

L’energia per la crescita

Disporre di fonti di energia certe e convenienti è per ogni Paese – specie per chi ne è più vulnerabile come il nostro – esigenza fondamentale. E’ per questo che l’Italia abbisogna di una sana e robusta industria degli idrocarburi.

 

La drammatica crisi economica del nostro Paese imporrebbe di avviare ogni azione in grado di imprimere rapidi e consistenti stimoli alla crescita. Tutti l’auspicano e invocano. Ma di idee concrete per conseguirla in tempi brevi se ne contano poche. Il mondo dell’energia è in gradom potendolo fare, di fornire un contributo in tal senso: nelle nuove tecnologie rinnovabili e dell’efficienza energetica; nell’ampliamento e modernizzazione delle infrastrutture; nella valorizzazione del patrimonio minerario di idrocarburi: così come fan tutti. Una possibilità, quest’ultima, impedita da un coacervo di ostacoli. Un’anomalia incomprensibile e inaccettabile. Un “lusso” che non possiamo permetterci.

 

Un’anomalia incomprensibile: perchè non vi sono oggettive ragioni per non riuscirvi in condizioni di massima sicurezza e tutela ambientale, nel rispetto delle popolazioni e dei territori, nei vincoli di una legislazione tra le più severe al mondo. Ne deriverebbero per il Paese molti benefici. Primo: un abbattimento del sempre più drammatico deficit nei conti con l’estero che, nonostante la fase recessiva, ha bruciato nel 2011 risorse per 63 miliardi di euro sbriciolando il saldo positivo di 37 miliardi di euro che altrimenti avremmo potuto registrare. Il Paese lavora, in sostanza, per pagarsi l’energia. Secondo: una maggior sicurezza degli approvvigionamenti esteri che si pretenderebbe fossero s empre e comunque disponibili per fronteggiare ogni sorta di emergenza, come la guerra libica ha evidenziato. Terzo: un contributo alla crescita: per la gran mole di investimenti, interamente privati e in misura significativa esteri, che sarebbe possibile attivare in tempi rapidi, con una spinta alla produzione e al lavoro di un gran numero di imprese italiane che vantano posizioni di leadership mondiale; che operano in tutti gli angoli del mondo, ma che paradossalmente non riescono a farlo nel nostro Paese. Un solo dato: nel 2011 si sono perforati appena 715 metri in attività di esplorazione contro i circa 7.000 del 1946, nonostante opportunità di scoperte molto superiori a quelle di allora.

 

Un’anomalia inaccettabile: perchè disporre di fonti di energia convenienti ed affidabili è per ogni Paese – specie per chi ne è sostanzialmente privo e più vulnerabile. Opporsi sino ad impedire le scelte che si offrirebbero significa, nè più o meno, preferire l’attuale stato delle cose: con gli alti prezzi dell’energia che erodono la capacità di spesa delle famiglie, la competitività delle imprese, l’occupazione. E’ per fronteggiare questo stato di cose che l’Italia abbisogna di una sana e robusta industria energetica. Impedirlo danneggia tutti senza avvantaggiare nessuno. Nell’energia siamo stati i primi al mondo nel petrolio, elettricità, geotermia, gas naturale, nucleare conseguendo successi altrove non riscontrabili e tanto più incredibili se raffioranti al poco o niente di oggi. Un rammarico che si accresce se si tiene conto delle potenzialità di cui, oggi non meno di ieri, l’Italia potrebbe disporre in termini di uomini, tecnologie, imprese. Per poterle cogliere è necessario ricostruire nel Paese una consapevolezza collettiva sul ruolo che l’energia ha sul nostro sviluppo e sui costi che derivano dall’opporsi alle soluzioni che pure si offrirebbero. Per riuscirvi è altresì necessario rafforzare il dialogo con l’intera società, recuperando quello spirito di solidarietà e quel sentimento di unione che in passato ci ha consentito di divenire grandi partendo da zero. Riteniamo, in conclusione, che così come lo sfruttamento degli idrocarburi fornì un importante contributo al “miracolo economico” del Paese nel secondo dopoguerra, un attualizzato “Piano Idrocarburi” possa rappresentare un utile strumento all’uscita dalla grave crisi economica in cui ci dibattiamo.