Minerali per l’Industria
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13 Marzo, 2017

 

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Le imprese di Assomineraria

 


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Carbosulcis: Carbone

 

Chi è Carbosulcis?

Carbosulcis è una società specializzata nell’estrazione del carbone nell’area del Sulcis Iglesiente (CI) dagli anni ‘70, quando rilanciò la coltivazione della concessione di Monte Sinni raccogliendo l’eredità di un territorio tradizionalmente legato all’attività mineraria. Dal 1996 è di proprietà della Regione Autonoma della Sardegna. Attualmente, l’area del sito produttivo ricadente nella concessione mineraria ha una superficie di circa 2 km2 con una rete di 30 km di gallerie in sotterraneo che collegano Nuraxi Figus, l’unico cantiere minerario ancora attivo, con lo storico sito di Seruci, in fase di riqualificazione. In superficie, il carbone subisce un processo di trattamento che consiste nella separazione dagli inerti, impiegati prevalentemente per usi interni, specie nella realizzazione dei fondi stradali, di bonifiche o argini di contenimento; dopo la lavorazione, il carbone è destinato alla vicina centrale di Portovesme per la produzione elettrica.

 

Gli sforzi per migliorare la competitività

La progressiva perdita di strategicità del settore a livello europeo, insieme alla scarsa competitività del carbone del Sulcis ad alto contenuto di zolfo, ha portato l’azienda a sviluppare piani alternativi. È in quest’ottica di ripensamento generale delle attività e di diversificazione del reddito che sono state realizzate nel 2006 e nel 2012 due discariche, una esterna e una sotterranea, destinate allo smaltimento di ceneri e gessi della centrale di Portovesme. Ad oggi, Carbosulcis è l’unica realtà italiana autorizzata ad avere un deposito sotterraneo per questo tipo di rifiuti non pericolosi. Sul fronte della riduzione dei costi, un importante successo risale agli anni 2000, con il passaggio  dall’armatura tradizionale delle gallerie al bullonamento, intervento che ha contestualmente migliorato la sicurezza azzerando la micro-infortunistica.

 

Nuove strade allorizzonte

La nuova sfida di Carbosulcis è costruire un sistema competitivo in termini economici e ambientali, attraverso una profonda riconversione, in ragione dell’imminente chiusura della miniera. A tal proposito, nell’ambito di un accordo di programma tra l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e la Regione Sardegna, con la partecipazione della Princeton University e di altri istituti internazionali, è stato lanciato il progetto “Aria” per la distillazione criogenica di argon e altri gas al fine di produrre isotopi utili a scopi terapeutici. In virtù delle infrastrutture disponibili, il sito minerario di Seruci è ritenuto di grande interesse per la realizzazione di laboratori e campi di prova, grazie alla disponibilità di vaste aree in superficie e l’accesso al sottosuolo; il successo di tale progetto potrebbe rivelarsi di enorme importanza per il territorio,  fungendo da punto di partenza per la costituzione di un vero e proprio polo tecnologico internazionale. Tra le altre attività finalizzate alla riconversione industriale, si sottolinea l’impianto di lisciviazione del carbone, attualmente al collaudo, per la produzione di fertilizzanti attraverso un processo derivato da un brevetto di proprietà. Inoltre, è in fase di studio la realizzazione di un’“isola delle rinnovabili”: ovvero un sistema di produzione di energia attraverso fonti rinnovabili diverse, dove l’innovazione riguarderà soprattutto l’impiego dei materiali, i vettori di processo e l’armonizzazione e gestione dei vari sistemi attraverso Smart Grids. Un simile progetto potrebbe portare alla realizzazione di un impianto dimostrativo per la produzione di energia da solare termodinamico, in collaborazione con l’Università di Cagliari, enti regionali e centri di ricerca.

 

 

La chiusura del 2018

impone di reagire:

verso un Polo Tecnologico di Ricerca?

 

 

 

La chiusura di Nuraxi Figus

In attuazione della Decisione del Consiglio Europeo n. 787/2010 sugli aiuti di Stato per agevolare la chiusura di miniere di carbone non competitive, nel 2014 è stato presentato il piano di chiusura che prevede la graduale cessione della produzione di carbone entro il 2018 e l’ultimazione delle attività di messa in sicurezza e ripristino ambientale entro il 2027. In questo arco temporale, è previsto lo sviluppo di progetti per la promozione delle fonti rinnovabili e di attività di ricerca e sperimentazione finalizzate alla riconversione industriale del sito. 

 

 

 


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Consorgas: Anidride carbonica

 

Chi è Consorgas?

Consorgas è una società certificata UNI EN ISO 9001 creata nel 1987 da operatori del settore gas tecnici che si dividono, in base alle rispettive quote, la CO2 prodotta negli stabilimenti dell’azienda. La prima produzione viene avviata ad Acquapendente (VT) nel 1991-92. L’impianto, alimentato in tubazione con CO2 grezza dal pozzo geotermico Alfina 13 di proprietà di Enel Green Power, cessa la produzione nel 2010 per esaurimento. Nel 2011 viene aperto a Caprese Michelangelo (AR) un secondo stabilimento, attualmente in fase di chiusura, alimentato dal pozzo PSS1 ubicato nella concessione mineraria “Michelangelo”. Nel 2016 la società ottiene pronuncia positiva di compatibilità ambientale relativamente alla realizzazione di uno stabilimento per la captazione e la purificazione di anidride carbonica da fluido geotermico denominato “CO2 Radicondoli” che avrà sede nella zona industriale dell’omonimo comune, in provincia di Siena.

 

Il nuovo stabilimento “CO2 Radicondoli”

Il nuovo progetto prevede la realizzazione di uno stabilimento di captazione, purificazione e liquefazione di anidride carbonica da fluido geotermico, il primo di questo genere in Italia. L’impianto preleverà la CO2 dalla centrale di Enel Green Power, altrimenti dispersa in atmosfera. Dal fluido grezzo in uscita dall’abbattitore di mercurio e idrogeno solforato (AMIS) verrà estratta, purificata e liquefatta l’anidride carbonica; la forma liquida consentirà lo stoccaggio in loco e il conseguente trasporto all’esterno tramite autocisterna. Il nuovo impianto, una volta a regime, sarà in funzione 24 ore su 24 ed avrà una capacità di circa 40.000 tonnellate l’anno, pari al 16% del fabbisogno italiano: proprio la quota che manca all’Italia per diventare totalmente autosufficiente in termini di CO2. Il prodotto verrà venduto in tutta Italia, soprattutto al Nord.

 

Un sistema di captazione a ridotti impatti ambientali

Il nuovo stabilimento di Radicondoli concretizza quanto stabilito dalla giunta regionale con la delibera 756 del 2014, ossia che in Toscana la coltivazione di CO2 non avvenga più tramite nuove perforazioni, bensì ottenendo gratuitamente l’anidride carbonica in uscita dagli impianti di abbattimento AMIS attraverso accordi stipulati con la Regione ed Enel Green Power. La nuova visione presenta un duplice vantaggio: da un lato, riduce drasticamente gli impatti emissivi, dall’altro trasforma l’anidride carbonica in eccesso in un prodotto riutilizzabile in diversi settori. La CO2 viene, infatti, impiegata soprattutto nella produzione delle bevande gassate (per circa il 50%), ma anche nella surgelazione e packaging degli alimenti, nella neutralizzazione delle acque reflue e in alcuni processi industriali (es. saldatura).

 

 

La CO2 in eccesso da pozzi geotermici

viene trasformata in un prodotto

destinato a numerosi settori

 

 


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Energia Minerals Italia: Zinco

 

Chi è Energia Minerals Italia?

Dall’Australia alla Lombardia. Energia Minerals Italia è pronta a riaprire le storiche miniere di zinco e piombo di Gorno, tra la Val Serina e la Val del Riso: uno dei bacini minerari più importanti d’Italia, conosciuto fin dai tempi di Plinio il Vecchio e sfruttato a più riprese nel corso dei secoli, l’ultima volta nel XX secolo. Fu nuovamente chiuso nel 1982, non per il naturale esaurimento minerario ma per ragioni strategiche dell’operatore di allora, l’Eni, che decise di interrompere ogni attività di estrazione di metalli e uranio.

 

La rinascita mineraria di Gorno

Nonostante le chiusure, Gorno è un bacino ancora ricco di minerali di ottima qualità. Stime non definitive parlano di 30.000 tonnellate annualmente estraibili di zinco e 8.000 tonnellate di piombo, per un rapporto riserve/produzione pari a 10-15 anni, oltre che di un’interessante presenza di argento. Lo studio di fattibilità in corso consentirà una più accurata definizione delle risorse disponibili, con buone probabilità superiori alle prime stime, e darà il via definitivo alla possibile messa in produzione del giacimento. A rendere il Gorno Zinc Project di particolare prestigio, oltre a volumi e qualità attesi, è la rapidità con la quale può essere avviato: ottenuta la concessione nel 2015, la produzione è attesa partire a fine 2018. Un risultato possibile grazie alla combinazione di diversi fattori: la presenza di infrastrutture in loco (230 km di gallerie esistenti); la favorevole predisposizione della Regione Lombardia verso il progetto; l’attiva presenza a livello locale della compagnia. L’investimento previsto di 50 milioni di euro consentirà alla miniera, una volta a pieno regime, di impiegare 250 addetti. Vi è inoltre la possibilità che si sviluppino sinergie con il vicino complesso industriale di Ponte Nossa. I brevi tempi d’avvio del progetto sono un fattore decisivo tanto quanto l’elevata qualità del minerale. La miniera di Gorno è infatti attesa riaprire in concomitanza con un ciclo di scarsità relativa dell’offerta di zinco che ne spingerà in alto il prezzo.

 

Oltre al Gorno Zinc Project

Energia Minerals Italia intende portare avanti operazioni simili anche in altre due storiche miniere di zinco e piombo del Nord-Est d’Italia, per le quali ha presentato istanza di rilascio del permesso di ricerca mineraria: Salafossa (Belluno, Veneto) chiusa dal 1986; Predil (Udine, Friuli Venezia Giulia), chiusa dal 1991.

 

 

La rinascita del distretto minerario di Gorno

affiancherà la valorizzazione già in atto

degli storici percorsi minerari

a fini culturali e turistici

 

 


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Eurit: Argilla refrattaria • Feldspato

 

Chi è Eurit?

Eurit nasce nel 1971 come società dedita alla ricerca e coltivazione di miniere e cave di feldspato, attività svolte prevalentemente presso la miniera di “La Crocetta”, sull’Isola d’Elba. Nel 1989 viene acquisita dal gruppo Colorobbia, che opera nel settore delle ceramiche artistiche, con l’intenzione di integrare attività manifatturiera e attività estrattiva; negli anni a seguire, Eurit avvia una fase di espansione fino ad acquisire, nel 1998, la miniera di argilla caolinitica in località “I Piloni” (in provincia di Grosseto), aumentando di anno in anno la produzione che raggiungerà il suo picco nel 2015. I volumi estratti di feldspato e argilla sono destinati ai distretti ceramici di Sassuolo e Faenza per la realizzazione di piastrelle.

 

Il rapporto con il territorio

La società risulta ben radicata nel territorio in cui opera soprattutto grazie al fatto che tutti e 26 i dipendenti e la maggior parte dell’indotto professionale (trasporto e servizi) collegato alle attività minerarie provengono dai comuni limitrofi alle concessioni. L’attaccamento al territorio viene rinnovato di anno in anno con donazioni e sponsorizzazioni culturali, artistiche e sportive quantificabili in 30.000 euro annui e, soprattutto, col rispetto di un ambiente che difficilmente potrebbe essere più pregiato. L’azienda opera infatti nella Maremma Grossetana, a ridosso dei paesi di Torniella e Piloni (appena 400 abitanti in tutto) in una zona immersa nei boschi di querce e castagni, nonché all’interno di una delle isole più rinomate del turismo balneare e naturalistico del centro Italia, l’Isola d’Elba. Dalle interviste ai dirigenti dell’impresa e dalle visite in loco emerge un’ottima sintonia tra le attività estrattive e quelle turistiche. In particolare, all’interno della concessione mineraria “I Piloni” è presente un hotel rurale di pregio, ricavato dagli antichi magazzini e dai vecchi edifici della miniera stessa. L’hotel condivide parte delle infrastrutture viarie con la miniera senza che questo ne precluda l’accessibilità o l’immagine: al contrario, la convivenza con l’attività alberghiera incentiva l’impresa mineraria a curare le vie d’accesso e a ridurre le polveri e i rumori affinché non rechino disturbo agli ospiti della struttura.

 

Il dialogo con le istituzioni

Positivo il rapporto con le istituzioni locali. Nel caso dell’Isola d’Elba, il dialogo tra enti territoriali ed Eurit nel corso del recente rinnovo della concessione (2013) si è tradotto nell’installazione di un sistema di monitoraggio delle principali variabili ambientali condotto dalla stessa compagnia, la quale trasmette periodicamente i risultati delle analisi agli organi ambientali e territoriali competenti. Lo stesso discorso vale per la formazione dei dipendenti in materia di sicurezza e per il ripristino delle aree di scavo, che avviene man mano che il fronte di scavo si esaurisce e non solamente alla conclusione della concessione.

 

La presenza in zone naturalistiche di pregio

è il migliore incentivo al rispetto dell’ambiente

e al dialogo con il territorio

 


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Imerys Tals Italy: Talco

 

 

Chi è Imerys Talc Italy?
Imerys Talc Italy è la società che gestisce l’attività estrattiva del talco nelle valli Chisone e Germanasca, in provincia di Torino. L’azienda produce circa 32.000 tonnellate di talco e 21.000 tonnellate di inerti all’anno e ha un organico di oltre 80 dipendenti. Il talco estratto dalla miniera di Rodoretto, nel comune di Prali, subisce una prima selezione nella stazione di cernita prima di essere trasportato allo stabilimento di Malanaggio, nel comune di Porte, dove viene frantumato, essiccato o decontaminato, macinato e confezionato secondo la destinazione d’uso e le esigenze dei clienti.

 

Un talco di primissima qualità

Il talco della miniera di Rodoretto, con la sua struttura lamellare, la sua purezza e un grado di bianco mediamente superiore al 90%, viene particolarmente richiesto dall’industria cosmetica e farmaceutica, e, in generale, in tutti i mercati nei quali è necessaria un’alta qualità delle materie prime. In particolare, i prodotti destinati ai comparti farmaceutici e cosmetici seguono un processo produttivo in una linea dedicata, al fine di garantire il controllo della carica batterica. Il talco si rivolge anche ad altri mercati (materie plastiche, vernici, alimentazione umana) che richiedono materie prime con elevati standard merceologici. L’azienda è certificata secondo gli standard ISO 9001 e, inoltre, la produzione dei talchi per applicazione farmaceutica avviene in conformità con la linea guida IPEC-PQG. Questo, unito ai numerosi audit da parte dei clienti, garantisce la produzione di un talco di primissima qualità, grazie al quale Imerys Talc Italy registra ottimi risultati di vendita, anche in termini di export: più del 60% delle spedizioni viene effettuato oltre i confini nazionali; di questo, circa il 20% raggiunge paesi al di fuori dell’Europa.

 

Sostenibilità e territorio

La Imerys Talc Italy è presente sul territorio con il suo stabilimento e le sue miniere da oltre un secolo. Tale presenza è generalmente percepita in modo positivo dalle comunità locali con le quali esiste un rapporto di costante collaborazione che si consolida attraverso il sostegno di attività ed iniziative locali, rivolte in particolare alle associazioni di volontariato e agli studenti delle scuole di valle. Il forte legame dell’azienda con il territorio è sottolineato anche dalla collaborazione con il museo Scopriminiera. Dopo la donazione alla Comunità Montana delle gallerie ormai sfruttate per la creazione del museo, Imerys Talc Italy ha mantenuto uno stretto rapporto con questa realtà, anche a sottolineare un legame con la storia e con chi nell’azienda ha lavorato nel corso di più di 100 anni. Pur non dimenticando il passato, la società guarda con attenzione al presente e al futuro: certificata secondo gli standard ISO 14001, pone tra le sue priorità la minimizzazione e mitigazione dell’impatto ambientale. Gli aspetti di ambiente, salute e sicurezza (EHS) sono gestiti seguendo non soltanto la normativa vigente ma anche le politiche e le procedure proprie del Gruppo Imerys, nell’ottica di un miglioramento continuo dei risultati aziendali.

 

 

Qualità della materia prima,

linee produttive dedicate e legame col territorio

 

 


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IMI Fabi: Talco

 

Chi è IMI Fabi?
IMI Fabi, azienda leader nella produzione di minerali di talco, è stata fondata in Valmalenco (SO) negli anni ‘50. Nel corso dell’ultimo ventennio si è notevolmente ingrandita in ragione di scelte strategiche volte a sviluppare una politica di espansione e di investimento. A partire dal 1996, ha acquisito gli stabilimenti di Benwood e Diana negli Stati Uniti, ottenuto le concessioni minerarie della miniera di Mount Seabrook in Australia, aperto un ufficio di rappresentanza a Singapore, costituito una Joint Venture in Cina e una in Pakistan. In Italia, oltre agli storici siti operativi di Torre S. Maria e Postalesio e alla miniera di Brusada-Ponticelli, tutti localizzati in provincia di Sondrio, IMI Fabi ha acquisito nel 2008 un impianto di macinazione a Monte Nieddu e ottenuto le concessioni per le miniere di Sa’ Matta e Su’ Venosu, in provincia di Nuoro.

 

Strategia di specializzazione e customizzazione

Grazie all’ampia gamma di prodotti di elevata qualità che distribuisce su scala globale, l’azienda vanta relazioni commerciali con numerose e diverse realtà industriali: plastica, carta, pitture e vernici, stucchi, alimentazione animale, guaine e coperture bituminose, ceramiche e farmacopea. L’innovazione risulta essere estremamente strategica per il brand IMI Fabi, come dimostra il costante investimento in Ricerca e Sviluppo volto all’ideazione di prodotti innovativi, di alta qualità, con limitato impatto ambientale e spesso “customizzati” in base alle specifiche esigenze dei clienti. L’eccellenza delle produzioni è inoltre testimoniata dalle certificazioni che l’azienda vanta sui sistemi integrati di gestione aziendale inerenti la qualità, la sicurezza, la salute, l’ambiente e l’energia.

 

Le relazioni con il territorio, le biodiversità e l’energia

La responsabilità sociale d’impresa è al centro di ogni politica del gruppo: IMI Fabi mette in atto pratiche che contengono i consumi, riducono gli sprechi, minimizzano l’impatto ambientale delle operazioni e promuovono la collaborazione con le comunità territoriali. Di particolare importanza gli investimenti realizzati in ambito energetico e volti a ridurre le emissioni di CO2: tra questi, il conseguimento della certificazione energetica ISO 50001:2011, l’entrata in funzione di un impianto di cogenerazione (2 MW) presso lo stabilimento di Postalesio (SO) e la realizzazione di un parco fotovoltaico (1 MW) a Pianfei (CN). Il gruppo supporta, inoltre, svariati programmi volti alla conservazione della biodiversità sul territorio, grazie alla realizzazione di due percorsi naturalistici, rispettivamente presso le miniere di Brusada-Ponticelli (SO) e di Sa’ Matta (NU). Infine, IMI Fabi promuove progetti rivolti all’istruzione, ad associazioni ricreative, umanitarie e sociali, nonché alla conservazione del patrimonio artistico-locale; da ricordare la suggestiva chiesetta realizzata a fine 2012 all’interno della miniera di Brusada-Ponticelli e dedicata ai minatori caduti sul lavoro, in cui annualmente si celebra la funzione dedicata a Santa Barbara (protettrice di tutti i minatori). La Cappella viene anche utilizzata come location per eventi musicali di particolare rilevanza, grazie alla buona acustica del luogo.

 

 

Specializzazione e orientamento al cliente alla base della produzione di “talchi” di qualità

 

 


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Laviosa Chimica Mineraria: Bentonite

 

Chi è Laviosa Chimica Mineraria?
Nata come agenzia marittima livornese a inizio Novecento, Laviosa Chimica Mineraria, a partire dagli anni ‘30, ha fatto della ricerca e trasformazione della bentonite e di altri minerali argillosi il proprio core business. L’instancabile sviluppo di nuove applicazioni industriali e la virtuosa integrazione a monte della fase estrattiva le permettono di controllare l’intero processo di lavorazione, dalla miniera al cliente finale. Forte della presenza in tutti i mercati dei prodotti derivati dalla bentonite, Laviosa ha il suo quartier generale in Italia, dove mantiene la parte più consistente dell’attività industriale, ma è altresì presente in India, Cina, Spagna, Francia, Stati Uniti, Turchia.

 

Dal minerale “comune” al minerale ad alto valore aggiunto

La svolta estrattiva avviene a partire dai primi anni ‘70 del secolo scorso quando, per ragioni strategiche, l’azienda decide di intraprendere una propria attività di estrazione di bentonite in Sardegna, cui ha fatto seguito – più di recente – l’apertura di miniere in India e Turchia. L’integrazione della fase mineraria avviene di pari passo con la ricerca di nuove applicazioni del minerale, grazie alle quali l’azienda si è potuta assicurare nuovi mercati di sbocco in Italia e nel mondo. La particolarità di Laviosa, infatti, sta nell’aver creato una divisione di Ricerca e Sviluppo composta da specialisti dei settori industriali a cui la bentonite è destinata invece che da puri esperti minerari. Grazie a questa vision, il prodotto finale è diventato indispensabile per un’ampia gamma di industrie che vanno dalla ceramica all’enologia, dall’estrazione petrolifera alla cosmetica, dalla fonderia all’edilizia, creando un importante valore aggiunto per un minerale considerato geologicamente “comune”. Il prodotto che esemplifica l’impegno nella ricerca è rappresentato dalla lettiera per gatti agglomerante: lanciata in Italia nel 1990 con una campagna di marketing ad hoc, oggi garantisce all’impresa oltre il 20% del fatturato ed è composta interamente da bentonite estratta dalle miniere sarde dell’azienda. Un altro esempio è costituito dalla famiglia delle barriere geosintetiche bentonitiche, ormai largamente utilizzate nel campo della protezione delle strutture interrate in calcestruzzo grazie alla loro funzione impermeabilizzante.

 

Italianità e risparmio energetico

La presenza sui mercati europei e mondiali non ha intaccato l’identità nazionale dell’azienda che continua a fare dell’Italia il suo principale bacino in termini di vendite e occupati. Il 100% dei dipendenti presso i siti sardi è autoctono e lo stesso accade per gli oltre 100 occupati di Livorno, tutti provenienti dalla Toscana e dalle regioni limitrofe. Sul fronte istituzionale, la continua concertazione con gli organi sardi e toscani è scaturita nella richiesta di occuparsi della manutenzione delle strade di accesso ai siti minerari e produttivi e di sostenere economicamente alcune opere pubbliche. Sul fronte energetico, nel 2010 è stato inaugurato presso la sede di Livorno un impianto di cogenerazione collegato all’unico reparto produttivo che lavora a ciclo continuo; dal 2015, inoltre, è in corso una sperimentazione per lo sfruttamento del calore solare e del vento nella fase di asciugatura del minerale presso la miniera di Monte Furros e lo stabilimento di Villa Speciosa in Sardegna. In futuro, l’affinamento di questa tecnica “naturale” consentirà di risparmiare sull’utilizzo di gas e olio combustibile che attualmente alimentano i forni.

 

 

La multinazionale livornese che ha fatto

della bentonite

un minerale ad alto valore aggiunto

 

 


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Minerali Industriali: Argilla refrattaria • Caolino • Feldspato • Quarzo • Sabbie feldspatiche • Sabbie silicee

 

Chi è Minerali Industriali?
Dall’integrazione di due gruppi storici italiani – Maffei, fondata nei primi del ‘900, e Gruppo Minerali, attiva dagli anni ‘70 – è nata un’azienda che è oggi punto di riferimento nella fornitura di materie prime per l’industria. Minerali Industriali (M.I.) è impegnata nell’estrazione, lavorazione e vendita di sabbie, feldspati, quarzi, argille, caolino e olivina destinati principalmente all’industria della ceramica e del vetro. L’azienda vanta diverse certificazioni che attestano la qualità dei prodotti, la tutela dell’ambiente e la sicurezza nei luoghi di lavoro. È il principale produttore di materie prime per agglomerati lapidei (e-stone), molto apprezzati nell’edilizia per la loro resistenza e leggerezza. Ha una forte presenza all’estero, ma il suo quartier generale resta in Italia: opera siti minerari in Piemonte (anche tramite la controllata SASIL), Lazio e Lombardia nonché in Sardegna attraverso Maffei Sarda Silicati. La struttura decentrata della società, con più stabilimenti in diverse regioni, è il risultato di una scelta strategica basata sull’importanza di insediarsi vicino al cliente, facendo leva sui vantaggi che questo comporta in termini di assistenza. Ne è un esempio la presenza di un ufficio commerciale in Emilia Romagna, in virtù della vicinanza al distretto ceramico di Sassuolo. All’estero, il gruppo è presente in Repubblica Ceca, Bulgaria, Gran Bretagna, Turchia, Tunisia, Egitto, Messico, Guatemala, Colombia e Brasile.

 

La diversificazione come risposta alla crisi economica

Oltre al suo core business, l’azienda è impegnata in altre attività che contribuiscono complessivamente al 30% circa del fatturato totale. Le attività diverse dall’estrazione sono, per la maggior parte, conseguenza della crisi del 2008 che ha sollevato la necessità di diversificazione e di reinventare nuovi usi per i macchinari impiegati. La possibilità di utilizzarli, con la realizzazione di piccole variazioni, per trattare materie prime secondarie o rifiuti industriali, ha fatto sì che M.I. avviasse un’attività di recupero di scarti industriali non pericolosi sino ad espandersi nella progettazione e vendita a terzi di impianti minerari. Oltre al recupero degli scarti di lavorazione del granito come pietra ornamentale, un’attività che ha permesso anche la bonifica di discariche storiche e pluricentenarie, segnaliamo la valorizzazione degli scarti provenienti dal trattamento della raccolta di rottami di vetro. L’azienda possiede, inoltre, un dipartimento geologico per la ricerca mineraria ed è attiva nella realizzazione di prodotti innovativi da utilizzare in ambito sportivo e tempo libero.

 

Il rispetto dell’ambiente come vocazione aziendale

M.I. è tradizionalmente votata alla tutela e rivalutazione delle aree dove opera, come dimostrano i numerosi progetti di ripristino e recupero ambientale delle sue miniere. Non è un caso che la sostenibilità sia entrata anche nel bilancio dell’azienda, nel quale si riportano dati sensibili come infortuni, rifiuti prodotti, aree ripristinate, emissioni, consumo di energia. La trasparenza è il file rouge della politica di sostenibilità di M.I. che ha raccolto tutte le storie dei suoi ripristini in libri divulgativi con i quali punta a far conoscere le molteplici iniziative di cui è stata promotrice. Tra queste, il centro di inanellamento creato in Piemonte che permette di classificare le diverse specie di volatili, delinearne le rotte e monitorarne gli spostamenti; la duratura collaborazione con un ornitologo che organizza visite nelle aree di ripristino spiegando le principali caratteristiche dei diversi esemplari di uccelli e farfalle presenti nella zona; le azioni per il miglioramento della fruizione dei luoghi dove opera, ad esempio tracciando sentieri in boschi spesso incolti.

 

 

Una azienda che ha sempre cercato

il miglior compromesso tra sviluppo industriale e

tutela dell’ambiente

 

 

 

Sabbie feldspatiche e vetro: l’intuizione di Angelo Bozzola
Quando, negli anni ‘70, il Fondatore del Gruppo Angelo Bozzola chiese alle vetrerie italiane di accettare una nuova materia prima per la produzione del vetro, la proposta non venne accolta di buon grado per la tradizionale ritrosia al cambiamento che caratterizza produzioni ormai consolidate. Ci volle tempo, ma alla fine le vetrerie si convinsero ad introdurre le sabbie feldspatiche nei loro processi produttivi; queste ultime vengono oggi comunemente usate per la produzione di vetro bianco e cristallino.

 


 


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Sibelco Italia: Argille • Feldspato • Sabbie feldspatiche • Sabbie silicee

 

Chi è Sibelco Italia?

Sibelco Italia, società del Gruppo Sibelco, è presente in 5 regioni italiane dove possiede 2 cave, 1 miniera e 8 stabilimenti produttivi. Ceramiche, vetro ed edilizia sono i principali mercati di sbocco dei minerali estratti in Italia, prevalentemente feldspati, sabbie e argille. La cava di Robilante (CN) è uno dei più grandi ed avanzati siti dell’intero Gruppo e i volumi estratti vengono per l’80% destinati alle vetrerie del Nord. La ceramica è invece il principale mercato per i prodotti in uscita dalla cava di Colombara Monte San Pietro (BO), data la vicinanza con i distretti di Imola e Sassuolo. La miniera a cielo aperto di Fossanova (LT), infine, rifornisce il distretto ceramico di Civita Castellana, le vetrerie del Centro-Sud e alcuni cementifici. Gli stabilimenti produttivi – ad eccezione di quelli di Robilante e Fossanova – processano prevalentemente materie prime importate da siti esteri di proprietà e distribuite attraverso il terminal di Ravenna (capacità 1 mil. tonnellate l’anno) che rappresenta un punto di snodo strategico per l’intero Gruppo.

 

La miniera di Fossanova: l’innovazione al servizio dell’ambiente

Dal 2009, presso il sito di Fossanova, è entrato in funzione un impianto unico al mondo di separazione elettrostatica: grazie alla sfericità dei suoi granelli, la sabbia grezza estratta in loco viene fatta passare attraverso 2 elettrodi che sono in grado di separare il quarzo ed il feldspato in essa contenuti. Il precedente sistema di flottazione (separazione dei minerali tramite reazione chimica) viene in questo modo sostituito da un procedimento molto più semplice che consente ugualmente di ottenere minerali puri e di qualità. La rinuncia all’impiego di prodotti chimici genera un impatto ambientale positivo.

 

La sostenibilità come investimento prioritario

A Robilante, le operazioni di recupero ambientale iniziano già negli anni ‘80, quando ancora non erano previste per legge, e sono proseguite nel tempo con ottimi risultati nonostante la complessità ascrivibile alla presenza di gradoni di roccia. In anticipo rispetto alla normativa anche gli interventi realizzati a Fossanova, dove 23 ettari su 97 sono già stati ripristinati a verde: alla pineta originariamente presente e destinata ad usi commerciali sono state sostituite essenze boschive che rispecchiano quelle autoctone della Macchia Mediterranea. Robilante può inoltre essere considerato un sito modello in termini di bilancio energetico: oltre al sistema di frenatura a dinamo applicato al nastro trasportatore che collega la cava allo stabilimento (1.100 MWh/l’anno di elettricità prodotta sfruttando il dislivello di 440 metri), dal 2009 è in funzione un impianto di cogenerazione a metano (2,5 MW di capacità), il cui calore prodotto viene impiegato nei forni di essiccazione. Un impianto di uguali dimensioni è presente a Fossanova dove, insieme alla re-immissione dei gas esausti e al riutilizzo dell’acqua di raffreddamento dei motori, la compagnia è riuscita a ridurre i consumi annui di gas associati alla fase di essiccazione di circa 2,4 mil. mc, avviando il procedimento per l’ottenimento dei certificati bianchi. Significativa anche l’introduzione di motori elettrici di categoria E4, più efficienti degli E3 richiesti per legge. Un modus operandi che testimonia come le spese dedicate alla sostenibilità siano considerate alla stregua di veri e propri investimenti.

 

 

Un modus operandi che testimonia come le spese

dedicate alla sostenibilità

siano considerate alla stregua di veri e propri investimenti

 

 

 

Sibelco Europe for Heritage
Presso la miniera di Fossanova, durante le attività estrattive è stata rinvenuta una tomba romana che, con la collaborazione della Soprintendenza Archeologica del Lazio e dell’Etruria, è stata spostata e aperta alle visite nella zona immersa nel verde di Colle Lubro. ll monumento funerario, databile fra la fine del I e la metà del II secolo d.C., è visitabile scaricando l’app Sibelco Europe for Heritage.

 


 


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Silver: Sabbie silicee

 

Chi è Silver?

Silver nasce nel 1964 come azienda privata interessata allo sfruttamento della cava di quarziti di Tetti Filibert a Vernante (CN), per la produzione di sabbie silicee per vetreria. A distanza di un decennio l’azienda viene acquisita da Vetrerie Italiane Spa. Nel 1989, con l’acquisizione di quest’ultima da parte del gruppo Saint-Gobain, leader mondiale dell’edilizia sostenibile, Silver entra a far parte della multinazionale francese e attraverso lo stabilimento produttivo di Vernante rifornisce le vetrerie del Gruppo a marchio Verallia Italia (vetro cavo) dal Nord alla Toscana. Le estrazioni nella storica cava di Tetti Filibert subiscono una battuta d’arresto nel 2006, quando l’amministrazione comunale, in seguito ad una consultazione popolare, decide di non concedere le autorizzazioni per l’estensione della cava impedendo di fatto la prosecuzione delle attività sul lungo termine. Per questo motivo, l’azienda rileva nel 2013 il sito estrattivo di Rabarì presso la località Frabosa Sottana (CN): una vecchia cava edile in condizioni di diffuso degrado ambientale che Silver ripristina e riattiva e che oggi costituisce l’unico sito estrattivo della compagnia, funzionale a mantenere l’importante ruolo dell’unità produttiva di Vernante.

 

Le difficoltà come stimolo per studiare soluzioni innovative

Nonostante l’impossibilità di continuare le attività estrattive presso la cava di Tetti Filibert e le difficoltà legate alla distanza tra il nuovo sito produttivo e lo storico impianto di trattamento, Silver mostra un atteggiamento resiliente basato su investimenti che conciliano industria e ambiente. In primis, le azioni si concentrano sull’ormai dismesso sito estrattivo di Vernante che, in accordo con la Regione Piemonte e l’Anas, è stato adibito a deposito di smaltimento dei detriti provenienti dallo scavo di un secondo tunnel stradale presso il vicino Colle di Tenda. Lo smaltimento presenta una serie di sinergie positive: per Silver che potrà completare in breve tempo i lavori di ripristino, riempimento e rimboschimento del sito estrattivo; ma soprattutto per Anas e la Regione Piemonte, da tempo alla ricerca di un sito idoneo, di facile gestione e che consentisse di contenere i costi di trasporto dei detriti. L’aspetto ambientale è ancora più centrale nel recupero della cava di Rabarì, dove il progetto di coltivazione approvato nel 2015 prevede un sistema di trasporto sotterraneo (pozzo di gettito e galleria di estrazione) che evita il traffico di automezzi sulla montagna, con riduzione dei disturbi e delle interferenze negative connesse, e consente una più facile sistemazione morfologica dei fronti esauriti. Inoltre, per una corretta regimazione delle acque meteoriche, sono stati realizzati appositi canali di raccolta attraverso i quali le acque torbide vengono convogliate in vasche e sottoposte ad un trattamento di filtrazione.

 

Investire sulla qualità

Tra i principali investimenti, negli ultimi anni l’azienda ha puntato molto sulla qualità del prodotto finito nonché su macchinari e attività di controllo, al fine di ottenere migliori parametri granulometrici che rispecchino le esigenze della clientela e permettano di arrivare a vendere il prodotto direttamente all’acquirente finale. Inoltre, un particolare trattamento a secco del minerale consente a Silver di produrre sabbie caratterizzate da buoni livelli di finezza e bianchezza. La nuova politica produttiva, incentrata su volumi ridotti ma con prodotti a maggiore valore aggiunto, ha permesso all’azienda di raggiungere posizioni di leadership in alcuni mercati nazionali di nicchia, come quello della filtrazione delle acque e dei prodotti speciali per l’edilizia. Il settore del vetro rimane comunque il principale mercato di sbocco e rappresenta oltre il 50% delle vendite in Italia.

 

 

Una storica presenza nell’estrazione

delle sabbie silicee

rivista in chiave innovativa

 


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S.M.I.C.: Feldpsato

 

Chi è S.M.I.C.?
La S.M.I.C. viene fondata da Carlo Maffei a seguito di 
ricerche minerarie iniziate negli anni ‘80 e finalizzate alla scoperta di feldspati, la cui crescente richiesta sul mercato aveva spinto i produttori a incrementare le potenzialità impiantistiche e sfruttare nuovi giacimenti, prima non utilizzati. Ad essere rinvenuto è il feldspato sodico, un minerale prodotto in Italia esclusivamente in Calabria e Sardegna. Da allora lo sfruttamento diventa via via più significativo fino a raggiungere negli anni ‘90 una produzione di oltre 120.000 tonnellate e l’impiego di diverse unità di manodopera locale e di ditte terziste, che svolgono attività di cava per conto dei Maffei. Tra queste ultime, quella dei fratelli Terranova che nel 2014 diverranno i nuovi proprietari dell’azienda. L’unità mineraria in cui opera S.M.I.C. è costituita dalla miniera – che si trova all’interno della Concessione “Colle Costantino Ampliata” situata ad ACRI (CS) e distante circa 3-4 km dai centri abitati – e dallo stabilimento di macinazione primaria.

 

Una piccola realtà a difesa di un mercato di nicchia

Oggi S.M.I.C. conta 15 occupati, tutti calabresi; con un output di 50.000 tonnellate, 1/3 rispetto agli anni di picco, risente in modo significativo della crisi che ha colpito il settore in Italia negli ultimi anni e della concorrenza dei paesi stranieri. Rimane, tuttavia, una realtà di pregio del Meridione: è infatti una delle poche imprese ad estrarre feldspato sodico, prodotto che – seppur a fatica – continua a ritagliarsi un mercato di nicchia, rivolgendosi principalmente ad imprese ceramiche di Sassuolo e di Vasto. Le granelle di feldspato estratte vengono utilizzate per la preparazione dell’impasto ceramico e quindi per la produzione di piastrelle in gres porcellanato e in monocottura. Opportunamente macinato, il feldspato viene anche utilizzato per la preparazione di smalti e sanitari ceramici.

 

Crescere nel rispetto dell’ambiente
Dalla necessità di valorizzare una risorsa quasi esclusiva come il feldspato sodico, muove l’impegno di S.M.I.C. a intraprendere ricerche minerarie per identificare nuovi giacimenti; la constatata mineralizzazione di altri siti ha portato la compagnia a presentare istanza di permesso di ricerca, attualmente in fase autorizzativa. L’attività mineraria di S.M.I.C. fa perno sull’impiego di tecnologie innovative di esplorazione e lavorazione volte a mitigarne l’impatto ambientale. La compagnia ha infatti sempre superato con successo i controlli degli enti preposti alla verifica delle emissioni e dei lavori di scavo, che si concludono con regolari azioni di ripristino una volta cessate le attività di estrazione; nel piazzale di lavorazione sono inoltre predisposti dei nebulizzatori che, in caso di bisogno, vengono attivati per abbattere le polveri. Inoltre, in un’ottica di sostenibilità economico-ambientale, S.M.I.C. sta finalizzando con le istituzioni regionali un accordo programmatico al fine di mettere a disposizione il materiale di risulta scavato ad un prezzo puramente indicativo, in modo che possa essere utilizzato per lavori pubblici senza la necessità di apertura di nuovi siti.

 

L’azienda punta a mantenere

i mercati di nicchia cui è destinato il feldspato sodico

estratto in Calabria

 


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Solvay Chimica Italia: Calcare • Salgemma

 

Chi è Solvay Chimica Italia?
È una società del Gruppo Solvay attiva in Italia dal 1912, 
con lo storico insediamento in Toscana nell’area di Rosignano (LI). Realizza prodotti chimici fondamentali per vari comparti industriali italiani ed esteri, tra cui carbonato e bicarbonato di sodio, acqua ossigenata, acido peracetico, cloruro di calcio e tecnologie ambientali. La società ha inoltre diversificato il suo business investendo nell’ambito delle specialità, con un impianto unico nel bacino del Mediterraneo per la produzione di acqua ossigenata di grado elettronico che viene utilizzata nel trattamento dei microprocessori. Per tali produzioni sono indispensabili materie prime basate sull’estrazione di sale e calcare. I giacimenti di salgemma si trovano nelle zone di Montecatini Val di Cecina e Saline di Volterra (PI); il calcare proviene dalla cava di San Carlo, nel comune di San Vincenzo (LI). I minerali estratti sono diretti allo stabilimento di Rosignano dove avviene il processo di lavorazione.

 

Il Parco Industriale di Rosignano
Lo stabilimento Solvay è sito nel Parco Industriale di Rosignano, dove sono attivi altri gruppi del settore chimico (Inovyn e Ineos) ed energetico (Engie) e imprese minori, come la ditta per imballaggio Cooperativa Etruria Nord e la società di manutenzione Officina 2000. Nell’area adiacente al Parco, c.d. “Le Morelline”, si è sviluppata una radicata ed efficiente presenza di fornitori specializzati. L’insediamento all’interno del Parco consente di sfruttare importanti sinergie operative. Attualmente, è in corso l’ingresso di una nuova società, la SIAD, con la quale è in fase di definizione un progetto volto a convogliare le emissioni dello stabilimento Solvay in un impianto di trattamento per la produzione di gas termici: ciò consentirà una riduzione delle emissioni e al tempo stesso potrà costituire un elemento importante di incentivazione per ulteriori investimenti nel territorio.

 

Sicurezza e ambiente sono priorità assolute
Sul fronte della sicurezza in ambito minerario, Solvay Chimica Italia ha messo in campo molteplici iniziative, andando spesso oltre quanto imposto dai vincoli normativi. Al fine di monitorare il fenomeno della subsidenza all’interno dei cantieri minerari, ha introdotto una rete di sensori sismici che, registrando i movimenti del terreno, permette un controllo millimetrico e in tempo reale sull’assestamento dei terreni e garantisce la sicurezza degli operatori. Inoltre, Solvay ha definito attorno alla concessione una “fascia di rispetto” due volte superiore a quella imposta dalla legge. Sul lato della sostenibilità, è attiva con diversi progetti nell’utilizzo ottimale della risorsa più preziosa: l’acqua. In particolare, ha realizzato vasche ecologiche intorno alle aree di coltivazione del salgemma per raccogliere eventuali fuoriuscite di acqua salata e riconvogliarle all’interno. Presso la cava di San Carlo, ha predisposto un progetto di fitodepurazione per il trattamento specifico degli scarichi civili della zona a fini di riutilizzo nell’irrigazione dei fronti di cava esauriti, favorendo così l’attecchimento delle piantumazioni poste in situ. Inoltre, grazie all’impianto ARETUSA, le acque reflue provenienti dai depuratori civili di Cecina e Rosignano vengono trattate e reimpiegate in ambito industriale. L’impianto approvvigiona lo stabilimento di Rosignano di 3 mil. mc l’anno di acqua, consentendo la contestuale riduzione dei prelievi da falda: una soluzione che rende la presenza industriale compatibile e sostenibile con le esigenze complessive della collettività.

 

Il Parco Industriale di Rosignano rappresenta

un elemento di valorizzazione del territorio

in grado di attrarre

nuovi investimenti imprenditoriali