AIRGUN: la scienza per la conoscenza
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airgun

 

 

(Assomin Notizie n.4/2015)

 

Dopo anni di attesa per la legge sui delitti ambientali lo scorso 19 maggio il ddl sugli ecoreati è diventato legge. L’approvazione, auspicata anche da Assomineraria che combatte in prima linea l’inquinamento ambientale, arriva dopo due mesi di controverse discussioni fuori e dentro il Parlamento. La legge rassicura il mondo della ricerca scientifica e dell’industria: il divieto di utilizzare la tecnica dell’airgun per la ricerca in mare – inserito in prima battuta nel ddl al Senato – è stato eliminato.

 

L’allarme su questo punto è nato a marzo da un emendamento proposto da alcuni Senatori che recitava: “Chiunque, per le attività di ricerca e di ispezione  dei  fondali  marini  finalizzate  alla  coltivazione  di  idrocarburi,  utilizza  la  tecnica dell’airgun, o altre tecniche esplosive è punito con la reclusione da uno a tre anni”.

Una decisione che avrebbe potuto mettere in seria difficoltà il mondo scientifico e industriale, che usa da oltre quarant’anni questa tecnica in mare per analizzare la struttura del sottosuolo, senza alcuna conseguenza a livello internazionale.

 

Attraverso un sistema ad aria compressa, l’airgun genera un’onda acustica (un suono), senza utilizzo di esplosivo. Le onde sonore, riflesse dagli strati del sottosuolo, ritornano in superficie e sono captate da idrofoni (microfoni). I dati così raccolti vengono elaborati per creare un’immagine degli strati rocciosi che si trovano al di sotto del fondo del mare.

A fare chiarezza sull’airgun – dopo la decisione presa in Senato e al fine di poterla rivedere alla Camera – sono stati non solo i vertici di Assomineraria attraverso diverse comunicazioni sulla stampa, ma un coro dei massimi responsabili scientifici nazionali: Presidenti di ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale), INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) ed altri Enti di ricerca nazionali, insieme ad associazioni scientifiche come SGI (Società Geologica Italiana).

 

Tutti hanno sottolineato come il divieto dell’uso dell’airgun, oltre a fermare investimenti di miliardi di euro per la valorizzazione delle risorse energetiche del Paese, avrebbe significato “bloccare lo sviluppo delle conoscenze dell’interno della terra, impedire il riconoscimento delle faglie che generano terremoti e tsunami, oppure zone dove camere magmatiche stanno per esplodere: in sostanza vuol dire impedire lo sviluppo della scienza senza un reale motivo”.

Anche il Governo ha espresso le remore sul divieto di utilizzo dell’airgun, definito infatti “anomalo” dal Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e possibile causa di un ritorno alla contrapposizione tra ambiente e sviluppo.

All’inizio di maggio la Camera ha approvato definitivamente il decreto, eliminando l’uso dell’airgun dai reati.

 

 

 

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