OMC 2017: Il gas sarà protagonista del futuro mix energetico

31 Marzo, 2017

 

 

OMC DEI RECORD, ULTIMO GIORNO ALL’INSEGNA DELLA LOW CARBON ECONOMY E DELLA GEOTERMIA

 

 

 

L’Offshore Mediterranean Conference (OMC) 2017 ha registrato numeri record in termini di visite, operatori del settore e paesi rappresentati. 22mila presenze totali, il 12% in più dell’edizione precedente. 650 invece gli stand allestiti, nell’area espositiva di 35mila metri quadri. L’OMC ha fatto notizia anche sui social, entrando nella top ten dei twitter più di tendenza nella giornata di apertura.

 

A contribuire al successo dell’edizione è stata anche la qualità degli interventi succedutisi nei diversi panel e nelle technical session, testimoniando, come afferma il presidente di OMC 2017, Innocenzo Titone “che OMC è un importante punto di riferimento non solo per le aziende del settore ma anche per i Paesi produttori”. “La tre giorni di Ravenna – ha continuato il presidente – si è distinta soprattutto per l’altissimo livello qualitativo dei panel che hanno visto confrontarsi ministri e Ceo dell’industria energetica per disegnare le strategie che saranno applicate per guidare la transizione verso un mix energetico sostenibile”.

 

A tal proposito, la XIII edizione si è chiusa con due panel dalle tematiche particolarmente connesse, dedicati rispettivamente alle prospettive di un’economia a basso di contenuto di carbonio e al ruolo della geotermia in Italia e in Europa.

 

Dal primo panel è emerso che solo la continua ricerca di soluzioni tecnologiche per rendere integrabili e sostenibili gli utilizzi dell’energia nei processi produttivi può permettere un’effettiva transizione verso una Low Carbon Economy. Nella sola Norvegia, come affermato da Elizabeth Tørstad, Ceo DNV GL, si potrebbero ridurre del 29% le emissioni, integrando la produzione di idrocarburi con tecnologie di efficienza energetica e il contributo delle rinnovabili. Anche nei trasporti, come conferma Katia Valtorta, Principal Arthur D. Little, il passaggio (fuel shift) dagli attuali combustibili a propellenti a base di gas naturale ridurrebbe l’impatto climalterante del settore, cui è attribuibile il 20% delle emissioni globali. L’auspicio della Valtorta è che si sviluppino adeguate infrastrutture per favorire questo cambiamento soprattutto nel trasporto marittimo, in quello pesante su gomma e in quello ferroviario.

 

Per Luca Cosentino, Executive VP Energy Solutions Eni, siamo ormai in piena transizione energetica e Eni sta investendo molto sullo sviluppo di nuove tecnologie, per contribuire a un futuro low carbon. Tra i progetti che l’Operatore italiano sta sviluppando, vi sono il solare organic e a film sottile e il west to fuel.

 

Wilfried Mass, Technical Development Leader CCS Shell, ha concentrato il suo intervento sui progetti in tema Carbon Capture Storage (CCS), portati avanti dalla sua società. In Canada, infatti, Shell ha già avviato un progetto CCS per catturare l’equivalente delle emissioni annue di 250mila veicoli. Robert C. Armstrong, Director MIT Energy Initiative, ha infine illustrato i possibili scenari futuri, ipotizzando una progressiva penetrazione delle tecnologie rinnovabili solari a film sottile che permettono un buon contenimento dei costi.

 

Al panel ha partecipato anche Silvia Grandi del Ministero dello Sviluppo Economico, che ha testimoniato l’impegno delle istituzioni nel contribuire allo sforzo verso una progressiva decarbonizzazione dell’economia.

 

Proprio il Ministero dello Sviluppo Economico, tramite la DGS UNMIG, ha organizzato il secondo panel di giornata che ha affrontato il tema “Geotermia: prospettive di sviluppo innovative in Italia e in Europa”.

 

Pietro Cavanna, presidente del Settore Idrocarburi e Geotermia di Assomineraria, ha confermato il fattivo contributo che il settore può dare a favore di una politica Low Carbon. In particolare, la geotermia a emission zero, come sostenuto anche dal Direttore Generale della DGS-UNMIG, Franco Terlizzese, può rivestire un ruolo centrale in tal senso.

 

L’ultimo giorno di OMC 2017 ha visto, infine, anche la premiazione dei migliori paper presentati – Fabrizio Zausa (Eni), Best Paper for Technical Content; Bianca Cecconi, (Geolog International), Best Paper by a Young Talent – e dei migliori stand – Pneumax, Best Design; Rosetti Marino, Best Stand Innovation; Drillmec, Best Technical Content; DG Impianti, Best Overall Quality.

 

 

 


 

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O&G: INNOVAZIONE E NUOVI MODELLI PER UNA RISPOSTA RESILIENTE ALLA CRISI

 

Nell’ambito dell’Offshore Mediterranean Conference (OMC 2017), presso il Pala De Andrè di Ravenna si è tenuto un panel sul tema “The resilient Oil&Gas Industry: staying competitive at low oil price”, cioè la capacità dell’industria upstream di rispondere e adeguarsi agli scenari di crisi del prezzo del petrolio. Moderato da Davide Tabarelli di Nomisma Energia il panel ha riunito alcuni dei maggiori esperti del settore che hanno discusso su un tema di vivo interesse per il settore, colpito dalla crisi dei prezzi iniziata due anni fa.

 

Judson Jacobs, senior director di IHS Cambridge, e Luigi Chiolini, partner del Boston Consulting Group, hanno analizzato gli effetti sull’industria upstream dell’attuale andamento dei prezzi e le sue possibili evoluzioni future, sottolineando la necessità di adottare modelli sostenibili dal punto di vista operativo e della gestione economica. Un obiettivo cui può contribuire la trasformazione digitale già in atto, permettendo sia agli Operatori che alle imprese della Supply Chain di ottimizzare i costi e collaborare nei processi di sviluppo.

 

Rita Marino, executive VP Procurement Eni, ha illustrato i grandi cambiamenti effettuati da Eni negli ultimi anni, allo scopo di ottimizzare la struttura dei costi e  rendere la Compagnia più integrata ed efficiente. La nuova unità di business di Eni è direttamente connessa con il top management in modo da ridurre i tempi decisione e la società sta calibrando gli investimenti nell’esplorazione di idrocarburi in chiave strategica. L’obiettivo è ottenere il più alto livello di efficienza attraverso processi standardizzati e un approccio risk-based con la Supply Chain. Eni continuerà inoltre a puntare su ricerca e sviluppo e a sfruttare le opportunità offerte dalla digitalizzazione, come l’utilizzo deI Big Data nell’esplorazione.

 

Sergio Polito, presidente del Settore Beni e Servizi di Assomineraria, ha rappresentato il punto di vista delle società della filiera italiana dell’Oil&Gas, rilevando come il settore ha sì reagito in maniera resiliente alle due crisi succedutesi negli ultimi nove anni, ma senza che si giungesse alla creazione di un modello di business veramente flessibile.

 

Per Polito è evidente che la Supply Chain abbia pagato molte delle conseguenze della crisi, evidenziando i limiti dell’attuale modello di relazione tra Operatori e Contractors. Un’evidenza che porta all’esigenza di un ripensamento di questo rapporto alla luce di una nuova vision che metta al centro i singoli progetti e la tecnologia, il know how e l’esperienza, necessarie alla loro realizzazione; che aiuti a creare una maggiore integrazione tra tutti i componenti della filiera; che spinga verso un progressivo allineamento alle best practice internazionali anche attraverso uno snellimento legislativo e burocratico; che privilegi l’introduzione di modelli che esaltino le migliori esecuzioni e gli sforzi comuni per raggiungere gli obiettivi dei progetti; che supporti il dialogo, la cooperazione e le relazioni a lungo termine, la creazione di valore per le comunità locali e lo sviluppo sostenibile dei territori. Il presidente ha poi sottolineato l’importanza della creazione e formazione di risorse umane per raggiungere questi obiettivi.

 

Assomineraria sta contribuendo all’approfondimento di queste tematiche lavorando, ad esempio, per individuare nuovi benchmark di riferimento sul tema della contrattualistica, sulla tassazione e sulla fiscalità. L’Italia può essere, infatti, il laboratorio ideale per sperimentare nuove soluzioni, disponendo di realtà importanti e riconosciute in tutto il mondo, molte delle quali proprio a Ravenna.

 

Assomineraria sta contribuendo alla diffusione di questa nuova visione, lavorando, ad esempio, per individuare nuovi benchmark di riferimento sul tema della contrattistica, sulla tassazione e sulla fiscalità. L’Italia può essere, infatti, il laboratorio ideale per sperimentare queste nuove soluzioni, disponendo di realtà importanti e riconosciute in tutto il mondo proprio come Ravenna.

 

Antonio Careddu, Director Strategies, Innovation & ICT di Saipem, ha rilevato che il futuro dell’industria Oil&Gas è strettamente connesso al grado di innovazione tecnologica che riuscirà a sviluppare per affrontare le nuove sfide che si porranno, riducendo i costi e attraendo nuovi investimenti. Sulla stessa linea ha concluso Paolo Ruggeri, General Manager GE Oil&Gas Europe, per il quale il sistema della digitalizzazione sta realizzando la vera trasformazione del settore.

 

 


 

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OMC 2017: IL GAS SARA’ IL PROTAGONISTA DEL FUTURO MIX ENERGETICO

 

 

 

 

 

 

Al Pala De Andrè di Ravenna, si è aperta la XIII edizione dell’Offshore Mediterranean Conference (OMC) con una sessione plenaria dedicata al tema del ‘Transition to a Sustainable Energy Mix: the Contribution of the O&G Industry’.

 

Il sindaco della città romagnola, Michele De Pascale, ha aperto i lavori, ribadendo che Ravenna è oggi la capitale italiana delle attività marittime collegate all’offshore, nonché uno storico distretto energetico riconosciuto in tutta Europa. Una città dalla solida cultura industriale dove le esigenze dello sviluppo, dell’ambiente e della cultura non sono mai state contrapposte ma integrate per attirare risorse e capitale umano. “Ravenna – ha sottolineato il Sindaco – vuole essere un territorio ancora più fertile per gli investimenti di chi crede nella ricerca e nella tecnologia, nel futuro, usufruendo di filiere istituzionali ben disposte e un know how in termini di imprese che non ha nulla da invidiare ad altre parti del mondo”.

 

Ivan Scalfarotto, sottosegretario allo Sviluppo Economico, ha invece rilevato l’importanza strategica dell’Italia per gli equilibri energetici dell’area europea e, in particolare, mediterranea. L’Italia, divenendo un hub del gas del Mediterraneo così come previsto nella strategia europea di sicurezza energetica, può contribuire non solo alla sicurezza ma anche alla sostenibilità ambientale e allo sviluppo economico. “La transizione energetica – ha concluso il Sottosegretario – può essere un motore di crescita economica e di sviluppo grazie a investimenti e nuovi posti di lavoro in progetti innovativi”. Progetti innovativi e temi energetici mondiali che, secondo il presidente dell’OMC 2017 Innocenzo Titone, trovano nella tre giorni di Ravenna una possibile arena di confronto. In particolare sarà importante puntare su un maggiore utilizzo del gas, il combustibile fossile più ecosostenibile, per ottenere un mix energetico mondiale “all’insegna della sostenibilità, della sicurezza e del rispetto dell’ambiente”.

 

Proprio il ruolo del gas è stato il principale tema di discussione durante la tavola rotonda moderata dal giornalista del Financial Times, James Politi, cui hanno partecipato il ministro del petrolio egiziano, Tarek El Molla, e gli amministratori delegati di Eni, Claudio Descalzi, e Edison, Marc Benayoun. Per l’esponente del governo, il gas recentemente scoperto nell’offshore egiziano permetterà al paese di essere autosufficiente dal 2018 e di iniziare a esportare già dal 2019. “Il Mediterraneo è una fonte importante di energia per l’Europa ed è per questo motivo che sono qui a OMC e a Ravenna questa settimana”.

 

Descalzi ha sottolineato che la scelta egiziana di puntare sul gas per l’uso domestico anziché su altre fonti energetiche più inquinanti, ha portato il paese ad essere il migliore dell’area in termini di mix energetico. Per l’AD di Eni le risorse energetiche e le potenzialità a esse legate possono contribuire a stabilizzare il Sud del Mediterraneo e ad aiutarne lo sviluppo economico. “La scoperta di Zohr – ha concluso Descalzi – rappresenta un punto di svolta, in quanto lo sviluppo del più grande giacimento di gas del Mediterraneo unito alla realizzazione di progetti in ambito rinnovabile può diventare un modello unico verso la transizione energetica”.

 

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