L’Emilia Romagna verso la ripresa delle attività

17 Agosto, 2015

 

 

 Immagine_cavone_per sito ami

 

 

 

La Regione ha revocato la sospensione delle attività estrattive. Una notizia positiva e tanto attesa dalle imprese che sono pronte a riprendere le attività e gli investimenti in Emilia-Romagna.

Il 23 aprile del 2014, la giunta regionale dell’Emilia-Romagna sospese «qualsiasi nuova attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi» a causa dei dubbi lasciati aperti dalla Commissione Ichese sul presunto collegamento tra lo sfruttamento di idrocarburi e i sismi del maggio 2012, precisando che la sospensione avesse luogo “per il tempo strettamente necessario all’acquisizione dei risultati degli studi preordinati all’emanazione delle Linee Guida che scaturiranno dal Gruppo di Lavoro costituito dal Ministero dello Sviluppo Economico con Decreto del 27 febbraio 2014 e al completamento delle attività di monitoraggio e relativi alla ricerca oggetto dell’Accordo e del Protocollo operativo stipulati in data 17 aprile 2014 tra la Regione Emilia-Romagna, il Ministero dello Sviluppo economico e la Società Padana Energia spa”.

Infatti proprio in quei giorni per cercare risposte scientifiche ai quesiti irrisolti, nasceva il Laboratorio Cavone con un Protocollo operativo tra Ministero dello Sviluppo Economico, Regione Emilia-Romagna e il titolare della concessione Mirandola SPE-Società Padana Energia, con il patrocinio di Assomineraria.

È passato un anno dalla conclusione del Laboratorio Cavone che ricordiamo essersi chiuso con uno studio scientifico validato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e con un documento sottoscritto dai firmatari del Protocollo in cui si attesta che “non vi sono ragioni fisiche per ritenere che le attività di produzione e reiniezione del campo di Cavone abbiano innescato la sequenza sismica del maggio 2012”.

Secondo un’analisi fatta per Assomineraria dal RIE –  l’istituto di ricerca bolognese diretto dal Prof. Alberto Clô  – sul rapporto tra idrocarburi e territorio in Emilia-Romagna, ci sono una ventina di nuovi progetti in attesa di autorizzazione che potrebbero contribuire a raddoppiare la produzione di gas in quella regione.