Le nuove opportunità petrolifere nella pianura padana

 

 

 

La pianura Padana è stata il Texas d’Italia, la cassaforte di idrocarburi dalla quale il nostro paese ha attinto per avviare lo sviluppo dell’industria Oil&Gas e, di conseguenza, dell’intero sistema dell’energia italiano, avendo il proprio baricentro nel supergiacimento di Cortemaggiore (CR), prima curato da Agip e poi da Eni.

 

Il grande serbatoio d’Italia non è del tutto esaurito come dimostrano le azioni e i progetti di ricerca avviati da diverse compagnie petrolifere italiane e internazionali. Tra Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto sono, infatti, vigenti 53 permessi di ricerca, molti dei quali ottenuti negli ultimi dieci anni a testimoniare una nuova fioritura delle potenzialità energetiche della zona, favorita dallo sviluppo delle moderne tecniche di ricerca d’idrocarburi.

 

A mostrare interesse per i progetti realizzabili nelle tutte società appartenenti ad Assomineraria. A settembre Shell presenterà la richiesta di VIA per lo studio dell’area del permesso di ricerca Cascina Alberto. In caso di esito positivo della procedura, la compagnia olandese eseguirebbe i rilevamenti geofisici nel 2019 e realizzerebbe gli eventuali pozzi esplorativi tra il 2020 e il 2021. Se vi fossero le giuste condizioni per sviluppare giacimenti pervenuti nell’area, Shell potrebbe utilizzare il centro oli di Trecate, appartenente a Eni, per le operazioni di raccolta e trattamento.

 

Proprio la compagnia petrolifera italiana è coinvolta nel secondo progetto della zona, Carisio, per il quale è stata autorizzata la perforazione di un pozzo esplorativo.

 

Cascina Graziosa nel novarese è Il terzo progetto che insiste nell’area. Il permesso di ricerca è stato recentemente acquisito da Aleanna, compagnia statunitense molto attiva anche nel versante emiliano-romagnolo della pianura.