Caduta del prezzo del petrolio e la risposta dell’upstream

Numero 2, 2015

 

La Sostenibilità, vantaggio competitivo per operare nell’upstream”. Questo il titolo del workshop di Assomineraria Beni&Servizi che si è svolto lo scorso 13 febbraio a S. Donato Milanese. In un momento in cui il mercato è caratterizzato dalla caduta del prezzo del petrolio, il tema della Sostenibilità è visto come prioritario dalle imprese della filiera upstream che devono contenere i costi al fine di mantenere I progetti economicamente vantaggiosi sul mercato.

 

Il workshop annuale dell’Associazione è stato aperto dalle previsioni 2015 dell’industria oil&gas sviluppate dalla Gulf Publishing Company di Houston, editrice della rivista World Oil, sulla base di un monitoraggio – avvenuto in tutti i paesi del mondo interessati alle attività petrolifere – circa il numero di pozzi, la quantità degli impianti di perforazione e il totale dei metri perforati. Dalle previsioni, presentate dal Presidente e CEO John T. Royall, emerge nel 2015 una significativa riduzione degli investimenti, che negli Usa è valutata intorno al 30% mentre, nel resto del mondo dovrebbe limitarsi al 2%. Dai 680 miliardi di dollari di investimenti mondiali nel settore dell’esplorazione e produzione valutati per il 2014, si dovrebbe passare, secondo World Oil, a 616 miliardi nel 2015.

 

Soffermandosi sull’analisi dell’”unconventional” negli Usa, Royall ha sottolineato che in alcuni Stati particolarmente attenti alla tutela ambientale come California e Colorado, lo sviluppo di shale oil e shale gas ha portato una significativa evoluzione tecnologica, al fine di ridurre le emissioni in atmosfera, l’uso dell’acqua e il “foot- print” dei progetti. Quindi, all’aumento di efficienza raggiunto in anni recenti nell’attività di perforazione delle risorse “shale”, si è andato a sommare un importante traguardo in termini di Sostenibilità.

 

Nel sottolineare che il nostro stile di vita non può sostanzialmente prescindere dall’industria oil&gas, il Presidente di Assomineraria Giuseppe Tannoia ha precisato – nel suo intervento – che la Sostenibilità fa parte della natura stessa dell’industria upstream. Con riferimento alla produzione di idrocarburi in Italia, Tannoia ha specificato che se si paragona la produzione di un pozzo a gas fatto in Italia con l’approvvigionamento da un giacimento lontano migliaia di chilometri, a parità di risorsa il pozzo nostrano consente di risparmiare 30 tonnellate di CO2 in atmosfera in un anno.

 

La Sostenibilità nella filiera upstream

I sei protagonisti della tavola rotonda – Enrico Tavolini (Eni), Riccardo Giovannini (Ernst&Young), Davide Dal Maso (Forum per la Finanza Sostenibile), Roberto Pasolini (Total), Bruno Dalledonne (Rosetti Marino) e Carlo Nicolais (Federprogetti) – hanno analizzato il tema da diverse prospettive: economiche, finanziarie, sociali e di rapporti con le comunità. Malgrado le plurime accezioni inerenti alla Sostenibilità per un’impresa della filiera upstream, gli esperti intervenuti hanno tutti sottolineato il legame dell’industria petrolifera con il territorio, infatti per loro natura le attività estrattive “non sono delocalizzabili”. È fondamentale quindi che alla crescita della competitività dell’impresa si accompagni lo sviluppo e la competitività delle comunità. In sintesi, ha ribadito Sergio Polito, Presidente di Assomineraria-Beni&Servizi, la Sostenibilità diventa un punto di forza dell’impresa perché migliora la sua reputazione, ne accresce la legittimazione negli ambiti in cui opera e aggiunge credito alla percezione che i potenziali partners e, in generale, i suoi interlocutori riescono ad avere. L’impresa aumenta, così, le sue possibilità di affermazione, e allo stesso tempo, concorre a valorizzare l’habitat che la circonda, avendo in massima cura gli aspetti HSE, la costante qualità delle performances e la permanente azione di training.

 

A chiudere il workshop l’analisi del Prof. Alberto Clô (RIE) che nell’attuale crisi attraversata dall’industria petrolifera coglie elementi comuni a quelle vissute dal settore negli anni Ottanta e Novanta, e in particolare: l’incertezza e l’imprevedibilità degli andamenti. Clô puntualizza, però, che la crisi attuale dimostra quanto:“il petrolio conti nell’economia globale e conti nell’energia globale: per la sua quota nel mix energetico, perché pivot della struttura dei prezzi dell’energia e per il suo vantaggio competitivo rispetto ad ogni altra fonte”. La reazione alla crisi da parte dell’industria petrolifera deve puntare, secondo Clô, sullo sviluppo tecnologico – anche attraverso la standardizzazione di impianti e processi – come avvenuto negli ultimi anni negli Usa con lo shale gas. Concludendo ha invitato le imprese a ragionare in termini di approccio sistemico dell’intera supply chain, non limitandosi quindi alla richiesta di un contenimento dei costi, e a non trascurare l’importanza delle risorse umane del settore che sono particolarmente specializzate. Citando infine il rapporto Balancing Act 2015 del DNV (Det Norske Veritas) ha raccomandato alle aziende della filiera di assumere un atteggiamento basato sulla flessibilità e sulla capacità di adattamento.