Claudio Descalzi ha riassunto, in un’intervista pubblicata il 14 giugno da “Quotidiano
Energia”, la situazione in cui si colloca l’upstream italiano degli idrocarburie
le iniziative prese al riguardo da Assomineraria.
Lo scorso autunno – ha detto il Presidente di Assomineraria – lanciammo un segnale forte, sottolineando a più riprese che il cosiddetto “tesoretto”,
vale a dire gli almeno 100 miliardi di euro corrispondenti al valore del petrolio
e del gas ancora da produrre nel nostro Paese nei prossimi 20-30 anni, diventava
essenziale perché l’Italia non perdesse l’opportunità di compiere scelte di lungo
termine nell’energia.
Poteva essere l’occasione per fare ripartire gli investimenti. Per ora però non
si è ancora delineata una strategia nazionale.
Descalzi ha ricordato che Assomineraria ha svolto un’indagine tra gli operatori
che ha accertato che, tra esplorazione, produzione e stoccaggio, ci sono ben 58 progetti subito cantierabili, ma fermi o ritardati da lungaggini e blocchi autorizzativi di varia natura a diversi livelli di responsabilità.
Il valore di questi progetti supera i 5,5 miliardi di euro e l’impatto del loro
blocco, in termini di mancata occupazione, è stato stimato in oltre 100 mila addetti
(giornate uomo). La crisi, a nostro avviso, rappresenta l’occasione per sbloccare
queste importanti risorse di investimento privato, pronte tra l’altro ad essere
impiegate subito.
Oggi sembra che alcuni segnali positivi comincino a emergere. Come dice Confindustria,
“si rileva qualche piccolo segnale di non peggioramento”.
Le nostre aziende – commenta Descalzi – devono essere pronte a cogliere questi segnali, mettersi in sintonia con il nuovo
quadro che andrà a costituirsi, prepararsi a essere incisivi anche in un contesto
che si profila incerto e nebuloso, sia a livello centrale, sia soprattutto a livello
locale. E’ importante che in questo si rafforzi la coesione. Assomineraria deve
diventare un punto di riferimento per aiutare le nostre imprese a uscire dalla
crisi.
Sul disegno di legge collegato alla manovra economica di luglio, in via di approvazione
alla Camera, che contiene alcune norme significative per l’upstream nazionale,
Descalzi ha detto: Il ddl manovra prevede il procedimento unico sia per i progetti a mare, sia per
quelli a terra. Considerando adeguatamente per questi ultimi la valutazione di
impatto ambientale delle Regioni.
Si tratta di una misura chiarificatrice rispetto alla Legge Marzano, che ne corregge
alcune difficoltà di funzionamento incontrate dagli operatori, così come dagli
stakeholders istituzionali. Il coinvolgimento delle Regioni risulta più semplice
ed efficace.
Ritengo che il provvedimento possa favorire un rapporto più fluido e trasparente,
sia tra le diverse amministrazioni pubbliche coinvolte nel procedimento, sia tra
queste e gli operatori.
Complessivamente si tratta di norme pratiche e di buonsenso che dovrebbero contribuire
ad accorciare i tempi autorizzativi. Non dimentichiamo che il time-to-market in
Italia è ancora il doppio rispetto alla media mondiale ed è la causa principale
dell’allontanamento degli investitori esteri, con una perdita significativa per
tutto il nostro sistema industriale.
Descalzi ha poi affrontato il tema dell’aumento delle royalties sull’upstream
oil, passate dal 7% al 10%. I proventi andranno ad alimentare un fondo per concedere sconti sui carburanti
ai residenti nelle Regioni interessate dall’estrazione di idrocarburi, con l’inclusione
anche di quelle che ospitano terminali di rigassificazione (GNL).
Questa norma – ha detto Descalzi – ha colto Assomineraria di sorpresa. L’Associazione auspica che questo provvedimento
sia affiancato da una pianificazione energetica di lungo termine per la promozione
del business upstream in Italia. L’aumento delle royalties tra l’altro va in controtendenza
rispetto alle raccomandazioni del Parlamento europeo ai governi per favorire gli
investimenti delle compagnie petrolifere nei giacimenti europei.