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ASSOMINERARIA
Convegno Assomineraria
"Risorse naturali, occupazione e comunità locali: proposte per contrastare la crisi"

Frascati, 30 marzo 2010
(da Assomin Notizie di Marzo 2010)
 
 
Il Convegno sulle opportunità delle Risorse Naturali in Italia
Nella mattinata del 30 marzo Assomineraria ha organizzato, presso lo stesso albergo di Frascati, un Convegno dal titolo: Risorse Naturali, un’opportunità per lo sviluppo dell’occupazione e delle Comunità Locali: proposte percontrastare la crisi.
Vi hanno partecipato rappresentanti delle Istituzioni centrali e locali, degli operatori, delle imprese dell'indotto e di altre organizzazioni coinvolte nello sviluppo delle risorse naturali energetiche e minerarie. Risorse rappresentanti un capitale che è essenziale valorizzare come contributo all'uscita del nostro Paese dalla crisi economica mondiale.
In effetti sono ormai diversi anni che l'attività è bloccata in questo settore. Il dato più drammatico è la forte diminuzione della produzione nazionale di gas naturale che è passata da 20,4 miliardi di metri cubi all’anno nel 1994 a 8 miliardi di metri cubi nel 2009.
E questo nonostante ci siano ancora numerosi giacimenti già scoperti da mettere in produzione, mentre l’esplorazione, che sarebbe in grado di individuarne altri, è ferma o procede a ritmi inadeguati. E’ stato segnalato da tempo che sono pronti nell’upstream degli idrocarburi e nello stoccaggio di gas 57 progetti già cantierabili, cioè pronti per essere sviluppati, per un valore complessivo di 5,4 miliardi di euro. Ma tutto sembra rimanere fermo.
Così si aumentano le importazioni dall’estero, con riflessi negativi sulla bilancia valutaria, mentre non si sfruttano le ricchezze che abbiamo in casa, con benefici immediati anche per quanto riguarda l’occupazione di un settore, l'indotto petrolifero, ad alto contenuto tecnologico.
Tre sono state le relazioni di base che hanno introdotto i temi del Convegno. Quella di Claudio Descalzi, di Franco Terlizzese (Direttore Generale delle Risorse Minerarie ed Energetiche – Ministero dello Sviluppo Economico) e di Davide Tabarelli (Presidente di Nomisma Energia).
Tra le proposte, si è evidenziata in particolare l’opportunità di creare un’Agenzia che coordini il processo autorizzativo dello Stato centrale, delle Regioni e degli Enti locali. Un compito che potrebbe essere assolto dall’UNMIG, opportunamente modificato. L’idea di questa agenzia è stata lanciata dal Presidente di Assomineraria ed ha già trovato una favorevole accoglienza sia da parte del Direttore Generale del MiSE che dalla senatrice Simona Vicari, in rappresentanza della Commissione Industria del Senato.
Nel tirare le conclusioni, infatti, la senatrice Vicari si è fatta autorevole portavoce delle proposte emerse dal Convegno, impegnandosi a presentare in Senato un disegno di legge mirante a riordinare l’intera materia dell’upstream.
Complessivamente, il Convegno ha fornito una serie di proposte concrete e operative in risposta alle richieste di aumentare le ricadute sui territori che custodiscono le risorse del sottosuolo, senza tuttavia rischiare di allontanare gli investimenti in conseguenza di un aumento del carico fiscale. Con decine di progetti fermi per la farraginosità dei processi autorizzativi, ulteriori aumenti delle royalties e dei canoni porterebbero infatti alla chiusura in Italia di numerose piccole e medie società e a un dirottamento in altri Paesi degli investimenti delle major.
 
Scenario e proposte: l’introduzione di Descalzi
Claudio Descalzi ha anzitutto riassunto le attività delle 126 aziende che fanno parte di Assomineraria, che operano in tre aree:
- nella produzione di minerali industriali;
- nell’esplorazione e produzione di petrolio e gas naturale;
- nel campo della fornitura di servizi per le attività petrolifere.
Qualche cifra sulla base dei dati consolidati del 2008:
- Le aziende che fanno parte di Assomineraria occupano complessivamente in Italia 65.000 addetti, prevalentemente di elevato livello professionale.
- Un parco di infrastrutture attive costituito da 770 pozzi in produzione, 120 piattaforme a mare, oltre 50 centrali di trattamento per olio e gas, 10 impianti di stoccaggio gas. A questi si aggiungono 50 siti di produzione di minerali industriali.
- Una produzione, nel 2008, pari a 10 milioni di tonnellate di minerali solidi e 13 milioni di tonnellate di petrolio equivalente tra Petrolio (5,2 milioni di tonnellate) e Gas Naturale (7,8 milioni di tonnellate) per un fatturato di circa 5 miliardi di euro, ai quali si aggiungono gli oltre 15 miliardi di euro di fatturato del parapetrolifero italiano nel mondo, la cui leadership è riconosciuta sui mercati internazionali.
- Investimenti che hanno superato il miliardo di euro, 991 milioni nelle sole attività di esplorazione, produzione e stoccaggio.
- Il settore contribuisce in maniera significativa alla formazione di un know-how di altissima specializzazione attraverso investimenti per oltre 300 milioni di euro all’anno nella ricerca (dei quali 200 milioni la sola Eni), coinvolgendo Università e Politecnici.
- Sul fronte del gettito fiscale, il solo settore Esplorazione & Produzione, e solo per l’attività in Italia, contribuisce per oltre un miliardo di euro di imposte sul reddito d’impresa e per circa 260 milioni/anno di royalties e canoni. In una visione complessiva che comprende le attività minerarie e l'export parapetrolifero, il contributo di imposte si approssima intorno ai 4,5 miliardi di euro all’anno.
- Infine va considerata l’importanza del contributo della produzione domestica al contenimento della bolletta energetica del Paese. Nel 2008 ha rappresentato il 7% della domanda di energia e il 9% del fabbisogno di idrocarburi, con un valore di circa 5 miliardi di euro.
I dati del 2009 – attualmente in fase di elaborazione – mostrano, rispetto al 2008, una significativa riduzione della domanda, della produzione, del fatturato e degli investimenti. Questo non deve tuttavia far venire meno le valutazioni sulla rilevanza strategica del settore.
In effetti gli scenari futuri mostrano che gli idrocarburi manterranno ancora nei prossimi decenni il ruolo di fonti energetiche principali a livello mondiale, europeo e italiano, anche in presenza delle imprescindibili politiche di efficienza energetica e di promozione del nucleare e delle fonti rinnovabili per la generazione elettrica.
 
Il settore E&P ha ancora valide prospettive di sviluppo in Italia
Al di là delle importanti riserve di idrocarburi già accertate, si stima che in Italia vi siano riserve potenziali residue particolarmente significative. Si tratta di 200 miliardi di metri cubi di gas e di 1 miliardo di barili di olio.
Tali stime potrebbero essere ulteriormente incrementate con l’esplorazione di nuovi temi, resi accessibili con la recente apertura alla ricerca di aree deep offshore nello Ionio calabro, nell’Adriatico meridionale e nel Canale di Sicilia.
Complessivamente si tratta di un potenziale che se dovesse restare inespresso, costituirebbe uno spreco per il Paese in termini di bolletta energetica, di attrazione di investimenti, di indotto, di fiscalità. Sulla base di questi dati, nell’arco di 25 anni il risparmio della bolletta energetica può essere quantificato in circa 100 miliardi di euro, agli attuali livelli di prezzo del petrolio.
 
I costi aggiuntivi dell’E&P in Italia
L’impegno dell’industria in aree difficili che richiedono investimenti ingenti e hanno margini limitati, deve fare considerare con molta attenzione alcuni costi divenuti particolarmente alti in Italia negli ultimi anni:
- il costo della burocrazia, causato dal la complessità legislativa che, non rendendo certi i tempi autorizzativi, riduce il valore complessivo dei progetti. Un esempio per tutti, il caso dello sviluppo del giacimento Annamaria in Adriatico, a cavallo della linea mediana, fra Italia e Croazia. Due piattaforme gemelle, con quella in acque italiane che è costata il 26% in più ed è entrata in produzione a pieno regime nove mesi più tardi;
- il costo della fiscalità, che merita un approfondimento.
In Italia la fiscalità sulle attività di E&P è fra le più alte in Europa.
Il prelievo che grava sull’attività upstream si articola in royalties sulla produzione, imposte ordinarie sul reddito d’impresa, addizionale sul reddito d’impresa (Robin Tax, attualmente prevista al 6,5%) e, ricorrendone i presupposti, l’addizionale all’imposta istituita dal Trattato Italia-Libia (Legge 6/2/09) nella misura del 4% dell’utile ante imposte. Peraltro, ultimamente si è tornati a parlare di possibili aumenti delle royalties.
In Europa i paesi con maggiore produzione e legislazioni più recenti, hanno eliminato le royalties per favorire gli investimenti, aumentare le attività e conseguentemente aumentare la base imponibile per le imposte sul reddito d’impresa.
Così Inghilterra, Danimarca e Norvegia non applicano royalties. Le royalties negli altri paesi sono:
Italia: onshore 10%, offshore 7%;
Germania: onshore e offshore 10%;
Olanda: onshore sliding scale max 7%, offshore esente;
Francia: onshore sliding sale max 12% oil e max 4% gas, offshore esente.
L’Italia è l’unico paese in Europa che applica royalties e canoni sia nei permessi esplorativi sia nelle concessioni di coltivazione.
Da un recente studio di Wood Mackenzie emerge che l’attuale pressione fiscale, superiore al 50%, pone l’Italia nella fascia di tassazione dei progetti di coltivazione dei giacimenti più alta tra i Paesi europei. Lo stesso studio quantifica in circa il 20% la perdita del valore complessivo dei progetti, causata dai lunghi tempi autorizzativi dovuti alla complessità procedurale.
La crisi mondiale di fine 2008 – ha sottolineato Descalzi – è arrivata in Italia su un settore upstream carico di progetti non realizzati. Un anno fa abbiamo identificato 57 “progetti cantierabili”, per un valore complessivo di 5,4 miliardi di euro e 1,8 miliardi di costi operativi e un impatto occupazionale di 34.000 addetti/anno per la sola costruzione degli impianti.
Gran parte di questi progetti sono di piccola dimensione e di economicità marginali e quindi sono molto sensibili alla certezza dei tempi autorizzativi, nonché a un quadro economico e fiscale che comprima ulteriormente i margini già ristretti.
 
I progetti di E&P e stoccaggio più impegnativi
I principali progetti identificati da Descalzi sono:
- l potenziamento della Val d’Agri (Basilicata);
- o sviluppo di Tempa Rossa (Basilicata);
- o sviluppo dei giacimenti di gas nell’offshore ibleo (Sicilia);
- o sviluppo del giacimento di Canonica (Lombardia);
- il pozzo esplorativo Monte Grosso (Basilicata);
- lo sviluppo del giacimento di Miglianico (Abruzzo);
- il progetto Alto Adriatico (le riserve già scoperte di 30 miliardi di metri cubi di gas che sono in attesa di essere sviluppate).
Per quanto riguarda gli stoccaggi, sono stati menzionati i progetti di:
- Edison in Emilia-Romagna;
- Enel Trade in Lombardia;
- Stogit in Lombardia, Emilia-Romagna
e Abruzzo.
 
Le proposte: semplificare le procedure e favorire le comunità locali
La crisi economica e l’esigenza di rilanciare le attività industriali rendono prioritario trovare una soluzione ai colli di bottiglia che impediscono il corretto funzionamento del processo autorizzativo per le attività di ricerca e produzione di idrocarburi. Per aumentare l’attrattività del Paese verso nuovi investimenti appare necessario introdurre normative volte a
- semplificare le procedure autorizzative,
- rendere disponibili per le comunità locali i benefici della presenza delle attività di E&P sul territorio.
Su questi principi si orientano le proposte di Assomineraria che mirano a un’inversione di tendenza e si sviluppano lungo le seguenti linee guida:
- completare la semplificazione dei processi autorizzativi avviata dalla legge 99/2009;
- favorire le attività di E&P, con conseguente aumento della base imponibile delle aziende e quindi con un maggiore ritorno per lo Stato, mantenendo una stabilità fiscale;
- definire un coinvolgimento più stretto degli enti locali avvicinando le royalties al territorio, destinandone una parte importante ai comuni e ai cittadini e promuovendo la partecipazione diretta alle attività degli enti locali, trasformandoli da stakeholder a shareholder;
- dotarsi di un moderno strumento organizzativo, volto alla semplificazione e fluidificazione dell’attuale processo autorizzativo sul modello delle "Agenzie per le risorse minerarie ed energetiche" presenti in altri Paesi europei;
- sostenere lo sviluppo a livello regionale e inter regionale di reti e poli tecnologici locali capaci di favorire l’espansione del settore parapetrolifero sui mercati internazionali.
In particolare, in merito al regime di royalties, la proposta di Assomineraria considera alcuni strumenti utili a riavviare le attività di E&P:
- assicurare la stabilità fiscale mantenendo l’attuale livello di royalties e canoni;
- possibilità di destinare la quota dello Stato per le produzioni in terraferma (30%) alla Regione e ai comuni limitrofi alle aree dove sono ubicati i pozzi e le centrali tramite, apposite convenzioni;
- indirizzare tutto o parte del 3% del "Fondo benzina" istituito con la Legge 99/2009 a un fondo per i cittadini direttamente impattati dalla realizzazione delle opere (meccanismo che comporta un aumento della compensazione in funzione della vicinanza e dell’impatto dell’infrastruttura realizzata);
- possibilità di destinare parte della quota di royalties spettanti allo Stato per la produzione entro le 12 miglia dalla
costa (55%) ai Comuni costieri;
- esenzione dalle royalties per le concessioni "deep offshore", ovvero oltre i 200 metri di profondità d’acqua.
L’emanazione ormai prossima da parte del Ministero dello Sviluppo Economico dei Disciplinari Tipo per l’attività E&P egli Stoccaggi, in applicazione delle norme della L.99/2009, insieme alla discussione sul riordino delle royalties in corso al Senato, sono l’occasione per l’introduzione di queste proposte.
Secondo una valutazione di massima, la ripresa delle attività di E&P potrà generare nei prossimi 5 anni un gettito d’imposta superiore di 2,6 miliardi di euro rispetto alla continuazione dell’attuale trend di declino. A queste si aggiungono imposte e ricadute occupazionali di imprese che esportano oltre dieci volte quanto producono per il mercato nazionale.
Descalzi ha così concluso: Abbiamo nelle nostre mani un importante capitale di risorse – umane, tecnologiche e finanziarie - che può contribuire in maniera determinante allo sviluppo e all’innovazione della nostra economia. Sarebbe un peccato lasciarcelo sfuggire.
 
L’impegno e la sfida del Ministero
Il Direttore Generale per le Risorse Minerarie ed Energetiche del Ministero per lo Sviluppo Economico Franco Terlizzese ha fatto un quadro della situazione dell’upstream italiano degli idrocarburi, confermando il forte calo della produzione di gas e di petrolio che nel 2009 hanno toccato un minimo rispettivamente di 8 miliardi di metri cubi per il gas e di 32,1 milioni di barili per il petrolio.
Il Direttore Generale ha sottolineato che, per sviluppare i giacimenti di idrocarburi italiani e sbloccare i progetti già pronti, il Governo punta su intese ad hoc e non ad accordi quadro tra esecutivo, regioni e aziende.
Noi vogliamo cantierare – ha detto – tutti i 57 progetti pronti e stiamo spingendo in questo senso, anche se l’ultima parola spetta alle regioni. Gli enti locali dovrebbero capire ed essere sensibili a questo tipo di sviluppo che darebbe forte impulso alla creazione di occupazione. Nei prossimi giorni creeremo due tavoli di lavoro proprio per dare slancio a tali istanze.
Terlizzese ha poi definito importante lap roposta lanciata da Claudio Descalzi, di creare un’Agenzia che semplifichi e velocizzi gli iter burocratici dei progetti.
Per la Geotermia, Terlizzese ha ricordato il Decreto legislativo 11 febbraio2 010, n. 22, che introduce un regime concorrenziale per l’utilizzo delle risorse geotermiche ad alta temperatura e amplifica i procedimenti amministrativi per l’utilizzo delle risorse geotermiche a bassa e media temperatura (piccole utilizzazioni locali).
 
L'impatto sull'occupazione: lo studio di Nomisma Energia
Davide Tabarelli, Presidente di Nomisma Energia, ha illustrato uno studio per tradurre i potenziali investimenti nell’upstream in numero di occupati. Le conclusioni dello studio sono:
- il totale del numero di addetti/anno che si creerebbe con la sola parte di capitale dei 57 progetti cantierabili (5,4 miliardi di euro) è di quasi 34.000, con un rapporto di 6 occupati per milione di euro di investimento. Questi addetti verrebbero ripartiti su 4 anni dallo sblocco e prevalentemente nei primi tre anni;
- il rapporto di 6 addetti per milione di euro deriva da interviste dirette, ma è confortato da analisi macro, dalle quali risulta che per l’intera economia, allargando il perimetro degli effetti anche ai servizi indiretti (come alberghi e pulizie), il rapporto sale a 11. Tale valore potrebbe salire oltre 15 addetti per milione tenendo conto dell’impatto sull’intera economia.
Tabarelli ha poi sottolineato la rilevanza di questi risultati per i distretti petroliferi consolidati (in Emilia Romagna, Abruzzo, Toscana e Lombardia) e per lo sviluppo di un nuovo polo industriale specializzato nella Basilicata. Gli investimenti nell'upstream petrolifero costituiscono infatti un forte stimolo alle piccole e medie aziende della metalmeccanica.
 
Un Patto di Sistema per il polo della Basilicata
Il Vice Presidente di Confindustria Basilicata, Michele Somma ha sottolineato l'importanza di facilitare il consenso intorno alle attività estrattive.
Secondo le stime di Assomineraria, in Basilicata ci sono progetti cantierabili, oltre Tempa Rossa, per 1,4 miliardi di euro, con il potenziale impiego di almeno 9.000 dipendenti diretti e indiretti.
La vera sfida che attende il tessuto produttivo lucano, ha detto Somma, è di riuscire a reggere la pressione competitiva globale e aggredire i mercati fuori porta nei settori ad alto valore aggiunto. Le imprese devono scalare posizioni nelle diverse filiere produttive, passando da una condizione di mera prestazione di mano d’opera ad attività ad alto contenuto specialistico.
L’obiettivo di Confindustria Basilicata è lo sviluppo dell’attività estrattiva e della filiera con un Patto di Sistema, che può essere definito come un accordo che coinvolge e connette la Rete di aziende di una stessa filiera produttiva, con quei soggetti (governi territoriali, università, centri di ricerca, operatori del credito e associazioni d’imprese) che operano sull’area dove si concentrano le attività petrolifere.
 
Sicilia: autonomia e attrazione di investimenti
Il Presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello ha confermato di essere molto interessato a investimenti dell’upstream sul territorio. Il settore petrolifero genera infatti effetti positivi: il capitale umano è molto qualificato e competitivo ed è uno dei driver per l’innovazione tecnologica.
Ha detto che la Regione Siciliana ha un’autonomia che spesso ha provocato ritardi e carenze. Le autonomie debbono essere di supporto ai cittadini, non dannose e occorre evitare duplicazioni che allungano la tempistica.
L’iter autorizzativo è, anche in Sicilia, lento e bloccato spesso dalle norme burocratiche. Per questo motivo – ha detto – condivido le proposte di Assomineraria per velocizzarle.
Lo Bello ha dichiarato anche la sua disponibilità a collaborare sul tema della Comunicazione che è un tema strategico per evitare distorsioni nell’informazione.
 
Confindustria Energia: efficienza e innovazione
Pasquale De Vita, Presidente di Confindustria Energia, ha sottolineato l'impatto della crisi finanziaria sul sistema mondiale delle infrastrutture energetiche, e di conseguenza sul ruolo del sistema Italia.
L’industria energetica italiana non sono solo grandi gruppi multinazionali ma anche e soprattutto piccole e piccolissime aziende che occupano circa 120.000 addetti diretti di elevata qualificazione e specializzazione. Produce un fatturato annuo che supera i 260 miliardi di euro e un gettito fiscale considerevole (4344 miliardi di euro nel 2008) e determina ingenti investimenti sul territorio.
In materia ambientale, molti investimenti sono fermi a causa di lungaggini burocratiche. Si stima che in Italia i tempi di autorizzazione sono circa il doppio di quelli dei principali paesi europei dato l’elevato numero di autorità coinvolte.
Una recente indagine del Sole24Ore ha evidenziato come almeno 1,5 miliardi di euro di investimenti siano bloccati dalla mancata autorizzazione VIA-AIA.
La significativa contrazione della domanda di energia registrata nel 2009 rischia di aggravare questa situazione, ritardando ulteriormente molti investimenti necessari nel medio-lungo termine. Efficienza energetica, riqualificazione ambientale delle aree industriali dimesse, sicurezza e salute dei lavoratori, innovazione e adeguamento impiantistico sono quindi importanti elementi su cui scommettere.
 
Le linee di un disegno di legge: le conclusioni della senatrice Vicari
Dopo essersi dichiarata contraria a un ulteriore aumento delle royalties, la senatrice Simona Vicari, relatrice nella Commissione Industria del Senato delle proposte legislative sul settore upstream, ha commentato positivamente la relazione introduttiva del Presidente di Assomineraria.
Ha sottolineato che nel suo discorso emergono chiaramente le potenzialità del settore idrocarburi che fino ad ora non è stato pienamente sviluppato a causa dei vincoli burocratici che hanno progressivamente allungato, in misura ormai inaccettabile per le imprese, i tempi per ottenere le autorizzazioni alle attività di ricerca e di estrazione.
Tutto questo ha progressivamente sfiduciato gli operatori del settore che si trovano ormai a un bivio, se continuare a investire nel nostro Paese o se indirizzare le proprie risorse verso altre opportunità.
Per questo – ha detto – ritengo che l’Italia non possa permettersi di perdere quest’ultimo treno e il Parlamento dovrà pertanto lavorare nella direzione di una riforma semplificatrice, in modo da dare nuova fiducia e sbloccare finalmente i tanti investimenti nei quali, ne sono convinta, molti imprenditori ancora credono.
Un intervento riformatore dovrebbe articolarsi lungo tre direttrici principali:
- una semplificazione delle attuali procedure amministrative;
- una rivisitazione dei prelievi fiscali che gravano sulle attività upstream, con una contestuale ridefinizione degli attuali meccanismi di redistribuzione dei ricavi delle royalties sui territori coinvolti;
- l’affidamento delle competenze autorizzative e di controllo a un’apposita agenzia.
La senatrice Vicari ha anche prospettato l’introduzione della semplice dichiarazione di inizio attività, per l’avvio di una serie di azioni ben definite. Di contro – ha detto – questa innovazione dovrebbe essere accompagnata da un contestuale aumento dei poteri di controllo da parte delle autorità preposte. Questo al fine di rafforzare anche il principio di responsabilizzazione di quegli imprenditori seri che intendono avviare la loro attività nel rispetto della normativa ambientale e di sicurezza.
A conclusione del suo intervento, la senatrice Vicari ha richiamato l’attenzione sull’importanza di rafforzare i processi comunicativi sulle opportunità di sviluppo che le attività di ricerca e di estrazione possono fornire alle aree dove queste attività si svolgono. Bisogna infatti evitare il diffondersi di strumentalizzazioni e di informazioni distorte da parte di coloro che avversano i processi di sviluppo e di modernizzazione di intere zone del Paese.
Auspico che questa campagna informativa di sensibilizzazione e comunicazione – ha concluso – possa presto partire rivolgendosi in primis proprio alle giovani generazioni, attraverso un ampio coinvolgimento delle scuole di ogni ordine e grado.
 
Il contributo dei Presidenti dei Settori di Assomineraria
Nel corso del convegno sono intervenuti i tre Presidenti dei Settori che raggruppano le imprese di Assomineraria.
Per il Settore Minerario, Marco Sertorio ha sottolineato che la gestione dei minerali solidi è oggi regionale, ma le Regioni non hanno affrontato il tema della politica economica estrattiva avendo esse la missione istituzionale di tutelare il territorio, i beni, le bellezze naturali e l’ambiente. Esse hanno pertanto affrontato l’attività estrattiva nell'ottica difensiva di tutela del territorio attraverso i piani territoriali dettando una disciplina vincolistica che è all'opposto di una politica economica.
Oggi esistono i presupposti perchè lo Stato faccia una legge di politica economica mineraria, ove si ponga come presupposto che le attività estrattive sono di interesse pubblico e quindi da incentivare, proteggere e regolamentare per uno sviluppo coerente con il sistema produttivo di pubblico interesse.
Sergio Polito, Presidente del Settore Beni & Servizi, ha ribadito che le imprese parapetrolifere rappresentate dall'Associazione sono molto competitive anche nel mercato internazionale. Ma se l’attività in Italia continuerà a languire, decadrà anche la loro capacità di competere.
Infine, per il Settore Idrocarburi e Geotermia, Pietro Cavanna ha colto l'occasione per ringraziare gli Associati per la fiducia accordatagli nell'eleggerlo Presidente di Settore. L’Italia - ha sottolineato Cavanna - l’ho conosciuta solo quando sono uscito da Eni ed entrato in Edison. Il nostro Paese ha un grande potenziale petrolifero ed esplorativo, soprattutto nel Sud, ma è necessario andare verso dei cambiamenti, in particolare per quanto riguarda i processi autorizzativi che sono troppo lunghi.
 


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