(da Assomin Notizie di Febbraio 2010)
(da Assomin Notizie di Novembre 2009)
Nel corso del mese di novembre Nomisma Energia ha completato uno studio sull’impatto
occupazionale degli investimenti bloccati nell’attività upstream, che Assomineraria
ha condiviso con i responsabili del Ministero dello Sviluppo Economico. Dall’analisi
emerge che:
- in Italia sono immediatamente cantierabili investimenti privati stimati in
5,4 miliardi di euro, relativi a 57 progetti di Esplorazione, Produzione e Stoccaggio,
attualmente bloccati dai processi autorizzativi;
- la ricaduta occupazionale sui settori direttamente coinvolti nella produzione
di beni e servizi a questi progetti è valutata in circa 34.000 addetti-anno, prevalentemente
concentrati nei primi tre anni dallo sblocco. Questa cifra si raddoppia se si
considera l’impatto indiretto sull’economia;
- le tipologie di attività richieste da questi progetti sono numerose e diverse
fra di loro, sia per intensità che per qualità dell'occupazione indotta;
- l’impatto sulle imprese e sull’occupazione va ben oltre le regioni dove sono
localizzati i titoli e le attività bloccate, favorendo in particolare quelle regioni
dove sono insediati importanti distretti che tradizionalmente forniscono tecnologia
e servizi avanzati all’industria upstream.
Le società fornitrici di Beni e Servizi in Italia
Lo studio di Nomisma Energia fa anche un esame approfondito delle imprese che
in Italia forniscono beni e servizi al settore upstream. Il settore italiano dei
servizi minerari è all’avanguardia nel mondo, grazie a una lunga tradizione che
ha visto lo sviluppo di importanti distretti specializzati in Emilia-Romagna,
Lombardia, Abruzzo, Toscana e ultimamente Basilicata.
Il settore, inizialmente focalizzato sul mercato domestico, ha saputo poi internazionalizzarsi,
spesso grazie al ruolo trainante dell’Eni. Emblematico il caso del Kazakhstan,
dove si stanno realizzando gli investimenti più importanti, per dimensione finanziaria,
e più difficili, sotto il profilo tecnico, al mondo. Molte delle aziende italiane
che sono impegnate attivamente nel progetto Kashagan, sviluppano tecnologie di
assoluta avanguardia.
La gran parte delle aziende distribuisce le proprie commesse in subappalto, tenendo
vivo un tessuto di imprese di media-piccola dimensione, in particolare nella meccanica
di precisione, che si è sviluppato in aree e distretti prevalentemente definiti
dalla presenza di un'intensa attività di esplorazione e produzione.
I distretti petroliferi italiani
Come sottolineato dallo studio di Nomisma Energia, l’Emilia-Romagna è la Regione che ha di gran lunga il maggiore numero di pozzi, frutto di un’attività
petrolifera originata sin dagli anni Venti nell’area di Piacenza e Parma.
In maniera ancora più pronunciata rispetto a Parma e Piacenza, a Ravenna si è
sviluppato sulla base dell'attività offshore degli anni '70 e '80 il distretto
petrolifero più importante d’Italia, per concentrazione di aziende, per volume
di attività e per importanza raggiunta nel contesto dell’industria mondiale, che
la rende paragonabile a centri come Stavanger, in Norvegia, o Aberdeen in Scozia.
L'Abruzzo è sempre stata una delle Regioni più ricche di petrolio in Italia, sia a terra,
nelle province di Chieti e Pescara, sia in offshore. L’area si segnala per buone
potenzialità che però non vengono colte, a causa della forte resistenza delle
popolazioni locali allo sviluppo di nuovi giacimenti.
Per le aziende del settore, ciò viene in parte compensato dal fatto che sono
attive in tutte le principali aree del mondo. In assenza di progetti locali, il
rischio è che molte di queste realtà decidano di spostarsi stabilmente in altre
zone, con conseguente calo dell’occupazione in tutta la Regione.
Malgrado l’attività di esplorazione e produzione nella Pianura Padana oggi sia
fortemente diminuita, in Lombardia lo sviluppo dell’indotto petrolifero ha continuato a crescere grazie ai seguenti
fattori:
- la presenza di un florido tessuto di imprese specializzate, in particolare
nella meccanica e nella lavorazione degli acciai speciali;
- la sede storica delle società operative dell’Eni a San Donato Milanese;
- la forte internazionalizzazione delle imprese della regione, che trattano sostanzialmente
allo stesso modo progetti condotti in Italia o all’estero.
Quello della Toscana è per certi versi un caso unico, per il successo conseguito nel raggiungere posizioni
di avanguardia mondiali nel settore. L’attività si concentra di fatto intorno
alla società GE Oil&Gas - Nuovo Pignone, un'azienda storica fondata alla fine
del 1800 per la realizzazione di macchine rotanti, entrata nel 1954 nel Gruppo
Eni che l'ha poi ceduta alla General Electric nel 1994.
La cessione si è rivelata una scelta ottimale per il rafforzamento competitivo
della società. I dipendenti della società allora erano 4.000, circa lo stesso
livello del 2009, ma con un fatturato che è cresciuto di sei volte.
La società è attualmente leader mondiale delle turbine e dei compressori, impianti
essenziali in tutte le fasi a monte del ciclo degli idrocarburi, ma impiegate
anche nella raffinazione del petrolio e nella produzione di elettricità dal gas.
Firenze è l’unico quartiere generale delle divisioni di General Electric al di
fuori degli Stati Uniti. Gli occupati e i nuovi assunti, in prevalenza italiani,
sono altamente qualificati e dotati di capacità di operare a livello internazionale.
Nel mondo, GE Oil&Gas impiega oltre 12 mila dipendenti.
Infine, il distretto petrolifero in maggiore sviluppo è quello della Basilicata con un trend di crescita che fa leva su un sistema di imprese altamente competitive
a livello internazionale.
Attualmente la Basilicata è infatti uno dei poli petroliferi più importanti d’Europa,
considerando il picco di produzione raggiunto nel 2005, che è stato di oltre 94.000 b/g, e le significative riserve ancora sfruttabili nel sottosuolo. Il
giacimento della Val d’Agri, che si estende a Sud di Potenza, è il più grande
a terra in Europa.Come accaduto in altre regioni, in Italia, come l’Emilia-Romagna
o l’Abruzzo o in altri paesi come Scozia o Norvegia, i tempi di sviluppo di un’industria
locale collegata alla produzione di petrolio sono necessariamente lunghi, per
la complessità delle attività svolte che richiedono grandi investimenti, lunghi
tempi attuativi e alto grado di certezza circa la redditività dell’investimento.
Rispetto agli altri distretti più sviluppati, non solo petroliferi, la Basilicata
gode tuttavia di un solido vantaggio: le sue riserve di petrolio determineranno,
comunque, un’attività economica nell’area per i prossimi 30-40 anni.