Il Comitato appositamente nominato dalla Camera dei Comuni sull’Energia e sul
Cambiamento del Clima ha compilato un rapporto sull’upstream del settore britannico
nel Mare del Nord datato 17 giugno.
La produzione di olio e gas che aveva raggiunto il picco nel 1999, da allora
sta declinando di circa il 5% all’anno, pur restando di valore notevole. La produzione
di petrolio è stata nel 2008 di 1,54 milioni di b/g, quella di gas di 69,6 miliardi
di metri cubi all’anno.
L’industria inglese del petrolio del gas, che impiega 350.000 persone sta affrontando
però notevoli difficoltà dovute agli alti costi, ai bassi prezzi, alla mancanza
di credito presso le banche e alla recessione globale. Per questo motivo il Governo
deve articolare una strategia per bloccare la diminuzione della produzione e facilitare
i crediti da parte delle banche per permettere investimenti nel settore. Altrimenti
già nel 2010, 50.000 persone perderanno il posto di lavoro.
Il Comitato, mentre sostiene l’obiettivo del Governo di massimizzare il recupero
economico dell’olio e del gas britannico, crede che occorre fare di più. L’introduzione
della Field Allowance per lo sviluppo di giacimenti piccoli o tecnicamente difficili,
non è sufficiente per le forti limitazioni imposte. Occorre andare più in là ed
entrare nel complesso sistema fiscale britannico.
Il Comitato saluta invece con favore le iniziative prese dal Governo nell’area
della CCS (Cattura e Stoccaggio della CO2), adottando una tecnologia che possa
offrire una maggiore opportunità a usare le infrastrutture esistenti nel Mare
del Nord. In proposito è in corso uno studio comune con la Norvegia.