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| Petrolio e gas: speciale Il Mondo sul progetto Assomineraria |
| Dicembre 2008 |
(da Assomin Notizie di Dicembre 2008)
Nonostante si sia assistito a un tracollo del prezzo del petrolio, le previsioni
dicono che a medio termine il prezzo del greggio si dovrebbe riprendere. L’International
Energy Agency (IEA) prevede che fino al 2013 il prezzo si manterrà inferiore ai
100 $/b per poi salire repentinamente. L’incremento sarebbe dovuto sia alla crescita
della domanda dei Paesi ad accelerato sviluppo come la Cina, sia al declino degli
attuali giacimenti.
Per fare fronte a questo declino con nuove scoperte e sviluppi, la IEA ritiene
che siano necessari investimenti per 350 miliardi di dollari all’anno da parte
dell’industria estrattiva.
Il settimanale Il Mondo ha presentato, nel numero del 5 dicembre, un quadro completo della situazione
in Italia, dove ci sono riserve provate di gas di 130 miliardi di metri cubi e
potenziali fra 120 e 200 miliardi di metri cubi. Le riserve provate di petrolio
sono di 840 milioni di barili, mentre quelle potenziali sono fra 400 milioni e
un miliardo di barili.
Il Mondo sottolinea che Assomineraria ha un suo progetto per sviluppare queste risorse.
Il piano è basato su tre capisaldi: la partecipazione, la trasparenza e lo sviluppo.
La partecipazione deve permettere che lo stakeholder, cioè il portatore d’interessi, diventi shareholder, cioè socio dell’attività, e partecipi in maniera attiva alla realizzazione
del progetto d’investimento a fianco dell’operatore.
Per trasparenza s’intende il monitoraggio comune dello sviluppo e della gestione
dell’asset, la verifica della coerenza tra ricadute ed esigenze di sviluppo locale,
il controllo della divisione dei profitti.
Lo sviluppo si traduce in formazione di tecnici, crescita di competenze, potenziamento
delle infrastrutture, facilitazione dell’accesso alle fonti energetiche, sviluppo
dell’imprenditoria locale. Con la progressiva attuazione di questa articolata
proposta di efficace valorizzazione delle riserve nazionali, Assomineraria intende
fornire un concreto contributo alla razionalizzazione delle risorse minerarie
in Italia e alla rimodulazione degli approvvigionamenti di fonti energetiche,
alleviando, anche in termini disicurezza, il fabbisogno del Paese.
L’upstream in Italia in alcune dichiarazioni alla stampa di Claudio Descalzi
(da Assomin Notizie di Novembre 2008)
Il Presidente di Assomineraria Claudio Descalzi in un’intervista al Corriere
della Sera pubblicata il 16 novembre ha ripreso il tema della necessità di una ripresa dell’Esplorazione e Produzione di Idrocarburi
in Italia. Perché solo la disponibilità di forti riserve nazionali, il cui valore
è stimato in 230 miliardi di euro, ci mette al riparo dalle forti oscillazioni
di prezzi delle fonti energetiche come il petrolio e il gas.
Afferma Descalzi: L’Italia ha notevoli riserve di olio e gas, che potrebbero essere messe in produzione
dopo il 2012. Credo che finora siano mancate consapevolezze e focalizzazione:
per svilupparle lo Stato dovrebbe lanciare un progetto ad hoc, dotandolo di adeguate
risorse, finanziarie e umane. Sarebbe un’operazione con grandi investimenti, ma
anche con grandi risultati.
L’Italia è il quarto Paese dell’Unione Europea per riserve accertate, dopo i
Paesi del Mare del Nord. Dispone di 130 miliardi di metri cubi di gas provati
e altri 120-200 miliardi di metri cubi potenziali. Se poi ci mettiamo l’Alto Adriatico,
sarebbero altri 30 miliardi di metri cubi in più.
Poi c’è l’olio. Anche qui abbiamo riserve provate di 840 milioni di barili e
potenziali fra i 400 milioni ed un miliardo di barili.
Descalzi ha poi sottolineato che le regioni maggiormente indicate per lo sviluppo
degli idrocarburi sono: Sicilia, Emilia Romagna, Puglia, in parte Calabria e Abruzzo
e poi Basilicata, Piemonte, Lombardia e Molise.
Quando si passa al rapporto con le Regioni, però, non è possibile che le strategie
energetiche di un Paese non siano uniformi, né da un punto di vista progettuale,
né burocratico–amministrativo. E’ questa la causa dei blocchi, dei rallentamenti
e delle incomprensioni fra le parti. E qui c’è una separazione netta, una discontinuità.
Un progetto industriale non può essere demandato a due soggetti separati che non
hanno le stesse competenze e non parlano lo stesso linguaggio.
In un articolo del 18 novembre il Financial Times prende in esame la situazione
della Basilicata dove c’è il maggiore giacimento petrolifero a terra dell’Europa
Occidentale: quello della Val d’Agri. Gli ambientalisti - scrive il giornale inglese - hanno condotto per 15 anni una dura campagna mirante a stabilire nell’area della
Val d’Agri un parco nazionale, che è entrato in vigore lo scorso marzo. In esso
ricadono una mezza dozzina di pozzi del giacimento.
Ora il Governo sta preparando una legislazione che toglie alle Regioni come la
Basilicata il loro potere di veto sui piani delle infrastrutture.
Il Presidente di Assomineraria Claudio Descalzi ha commentato la situazione:
“Noi non possiamo essere bloccati per anni, in attesa di un’autorizzazione che
potrebbe anche non venire. L’industria vuole processi autorizzativi chiari e rapidi”. |